“TRAIN DE VIE – Musica su Rotaie”, kermesse giunta alla sua III edizione e voluta dall’etichetta “AGUALOCA RECORDS” con la direzione artistica di DAVIDE MASTROPAOLO, riapproda a “PORTO PETRAIO”, gettandovi l’ancora sino alla prossima primavera. La formula rimane intatta: opening con l’aperitif ore 20:00, start live set ore 21:00. Anche per la stagione 2015/’16 non mancano voci di qualità della world music e del filone pop-cantautoriale e indie-folk, pronte ad animare il cartellone di quest’anno, perfettamente in linea col concept alla base del lavoro dell’etichetta.

A dare il là a questa nuova ‘avventura’ sarà un artista a tutto tondo che, all’interno del tour promozionale del suo nuovo lavoro, “Sun Ná (Hanagoori Music/distr. Audioglobe, 2015), per l’inaugurazione di “Train de Vie” 2015/’16 proporrà brani tratti dal disco e altri dalle sue precedenti fatiche. Ciò tra suggestioni oniriche e atmosfere sui generis che mescolano sintassi musicali differenti, di provenienza apparentemente distante. Sono inedite sinergie tra la forma canzone, destrutturata e resa quasi evanescente per dare libero spazio alla fantasia e all’inconscio, e una varia strumentazione tradizionale accanto a un corpus elettronico che traccia sfumature e tragitti imprevisti. “Sun Ná”, che in lingua Yoruba significa ‘dormi ora’ e, per una sorprendente assonanza unendo le due parole in una sola, anche nel dialetto campano, quello dell’autore, corrisponde a ‘sognare’, è un album con un taglio trasversale, che trascorre da un genere all’altro e ne abbraccia più d’uno. La ricerca artistica e la sperimentazione sono alla base di questa elegante e inusuale miscellanea che sposa musica colta, etnica, popolare, ambient, classica, orientale, latina e improvvisazione in un pentagramma ampio e variegato, grazie anche alla scelta di transitare dal francese all’inglese, alla lingua africana, all’arberesh. È una sorta di celebrazione della diversità, del rispetto dell’altro da sé, vero valore aggiunto insieme ai temi del sogno, dell’immaginazione, del mare, dell’amore e del ritorno ai luoghi dell’infanzia vestiti del ricordo e del sapore affascinante e indefinito del mito.

Dopo il successo di “Frontiere” (2005), in cui rivisitava insieme al pianista Girolamo De Simone brani di Brian Eno e Michael Nyman, e dell’album d’esordio Popular Games” (2010), Max Fuschetto, oboista, sassofonista, compositore e live electronics performer, propone un progetto ambizioso e incentrato su nuovi equilibri e innovative combinazione musicali ed espressive. “Il mio stesso parlare” – dichiara l’autore – “è un crossover: dialetto campano, italiano, inglesi maccheronici, un “orevuar” qua e là, la lettura di autori giapponesi coi loro fouton, ecc. Ma “Sùn Ná” vive anche di relazioni, da Antonella Pelilli, che ha traghettato la sua esperienza nel campo arberesh, offrendo anche una visione lirica nuova e personale, alla vibrante chitarra elettrica di Pasquale Capobianco. Il mio compito è stato quello di farle dialogare insieme in maniera coerente. Per me il connubio tra il pensiero musicale di Bartok, Stravinskji, Debussy e quello delle tribù Ewe del Ghana, degli Aka Pigmei del centro Africa è un tutt’uno…”. Tante le collaborazione illustri nel disco, tra cui spicca quella con Andrea Chimenti, che chiude l’album con la sua inconfondibile voce in ‘Les Roses d’Arbèn’. “Quando ho immaginato” – aggiunge Fuschetto – “che in ‘Les Roses d’Arbèn’ ci sarebbe stata un’originale variante, in virtù dell’idea poetica di base riferibile alle liriche trovadoriche, ho pensato che l’estensione della melodia era perfetta per la voce di Andrea: gli ho fatto ascoltare il brano, a lui è piaciuto molto, tanto che abbiamo immediatamente registrato.” Accanto a Fuschetto musicisti di varia estrazione: da Pasquale Capobianco e Irvin Vairetti della storica rock band degli Osanna a Giulio Costanzo delle Percussioni Ketoniche, dal violoncello del S. Carlo Silvano Fusco alla fascinosa voce in lingua arberesh di Antonella Pelilli. Compare anche la scrittrice e regista Monica Mazzitelli, autrice del videoclip di ‘Les Roses d’Arbèn’ con lo stesso Chimenti. L’esito è un’atmosfera intimista, sospesa, a tratti quasi mistica: 10 brevi tracce per creare un microuniverso liquido, fatto di sogno, invenzione e contaminazione di vari linguaggi, tutte peculiarità che si troveranno nella performance live di sabato 31 ottobre a “Porto Petraio”.