Anima digitale” è il nuovo album di Akes (nome d’arte del musicista romano Alessandro Balestrieri), disponibile da martedì primo febbraio in tutte le piattaforme e distribuito da Artist First. Questo concept album conclude un ciclo di singoli e videoclip inaugurato lo scorso anno, quando l’artista ha anticipato al pubblico una serie di tematiche e sonorità, che ora nel disco si completano e acquistano un significato compiuto. I suoni orchestrati da numerosi produttori (Dr. Wesh, Vince Lion, Cirielli, Ancora by 94hermanos, Erika Greys & Mario Bross Team, Fabiano Rivolta) sono il risultato di una complessa fusione di generi. Le linee vocali affondano le radici nel passato rap di Akes, ma da quello stile urban si è evoluto mescolando liriche cantate con barre rappate.

Una forte componente electro pervade tutte le 14 tracce con la presenza costante di distorsioni nu metal, tastiere dream pop e beat che sfiorano la techno-house; casse dritte dai BPM incalzanti si alternano con electro ballad sognatrici, mentre beat glitchati scorrono tra synth digitali e filtri vocali avveniristici. Se dovessimo sintetizzare in un solo termine la definizione musicale in cui l’artista si rispecchia, la risposta -senza dubbio- è l’hyperpop. Se le sonorità sono un punto distintivo di questo lavoro, anche i contenuti sono frutto della ricerca e della visione controcorrente che Akes porta avanti ormai da molti anni. Tematiche rivolte al ruolo dell’uomo nella società contemporanea, sentimenti avversi al mondo globalizzato sono i concetti che prevalgono nei testi. Una tensione emotiva unita a un rifiuto verso il potere che rende schiava l’umanità, spingono Akes a dipingere scenari apocalittici e distopici.

L’estetica dell’artista attraverso l’abbigliamento, i videoclip, la grafica, richiama questo suo mondo digitale e tecnologico. Dal look con chiari rimandi alla saga cinematografica Matrix alla scelta delle suggestive location per i videoclip, dagli artwork delle copertine alla scelta dei font utilizzati per i social. L’album è accompagnato dal doppio videoclip “Anima Digitale” e “2077”. Il primo con la regia di Daniele Iannini è un vero e proprio tributo al primo film della saga Matrix. Akes impersona il protagonista Neo/Keanu Reeves, nella scena dove, nudo è immerso nel liquido dell’incubatrice, con il corpo collegato ai tubi dai quali poi si staccherà. Il secondo firmato dal regista Vladimir Scavuzzo è stato girato a Torino nello scenario urbano del quartiere Lingotto, riporta Akes negli sfondi distopici che hanno sempre caratterizzato i suoi videoclip. Un outfit futuristico accompagna il playback del protagonista tra interni minimali ed esterne in notturna.

Buonasera, che percorso artistico hai compiuto?

Salve, ho cominciato a 15 anni in una cameretta con un microfono a gelato, poi negli anni mi sono spostato in uno studio in un garage e attualmente lavoro con vari produttori. Nei primi anni ho molto sperimentato vari generi e argomenti con dei mixtape, poi crescendo mi sono concentrato sulle tematichepiù importanti per me: i sentimenti e il sistema. Ho pubblicato questi album cardine: “Backupheart” (raccolta dal 2017 al 2019), “Amore 2.0” (2019), “Revolution” (2021) e “Anima digitale” (2022).

Cosa rappresenta per te la musica?

La musica è la mia migliore amica, come cito nel mio pezzo più conosciuto (“Migliore amica”). Ha migliorato non solo la mia vita riempendo le giornate, ma anche dando sfogo alle mie emozioni, donandomi tante esperienze significative e anche una piccola rendita come autore. In futuro punto a far sì che diventi un lavoro tale da permettermi di suonare tanto e pubblicare album di livello sempre più elevato.

Le tue sonorità tendono a dipingere scenari apocalittici e distopici. Come mai questa scelta?

Più che una scelta è un’esigenza. In questi due anni di pandemia la mia vena complottista ha avuto modo di incontrarsi con la realtà e quindi ho sentito che le mie argomentazioni antisistema potevano sposarsi a pieno con un sottofondo distopico. Inoltre negli anni alcune esperienze personali mi hanno reso più combattivo e quindi la mia musica è divenuta meno spensierata e più profonda. Di pari passo con la profondità ho sentito che i suoni dovevano essere più duri e pesanti. L’elettronica che fondo con il nu metal (creando l’hyperpop), sento che rappresenti il tappeto perfetto per le mie parole.

Come nascono “Anima Digitale” e “2077”?

Anima digitale nasce in un hotel di Roma. Avevo l’idea di realizzare un’intro divisa in due parti, come ho fatto per il precedente album “Revolution”. Stavolta, però, ho invertito le parti e all’inizio c’è il momento hard e successivamente quello più intimo, con il piano in sottofondo. Questo testo è una critica al sistema e come title track dell’album mi sembrava adatta. “2077”, invece, è nata in studio con il produttore Dr. Wesh. Gli ho chiesto un beat alla cyberpunk e ho realizzato forse la mia prima traccia autocelebrativa. È un banger da pompare a volume alto. Guidando molto, ascolto i brani in auto, e lì per me c’è la prova del nove: questi pezzi la superano alla grande.

 

 

Hai visto l’ultimo festival di Sanremo?

Sì, anche se non l’ho seguito interamente. Ho trovato qualche proposta interessante, come Dargen D’Amico e Achille Lauro, ma anche Elisa mi è piaciuta. È un contesto che negli anni sto rivalutando, anche se per il momento rimane ancora lontano dalla musica che sto facendo, ma nel complesso lo reputo gradevole per alcuni brani.

Che giudizio hai sul panorama musicale attuale italiano?

Attualmente è tutto molto frammentato, c’è il mondo trap e quello indie che la fanno da padrone, ma a mio avviso è musica figlia del momento. Aldilà dei miei artisti urban preferiti non sento nulla di memorabile nelle nuove uscite. Sembra tutta musica usa e getta, atta a presentare i personaggi e non le persone.

Il tuo film e libro preferito.

Il mio film preferito è Matrix, mentre il libro 1984 di Orwell.

Quale musicista del passato ti ha maggiormente influenzato?

Chester e il suo gruppo: i Linkin Park per me rimangono la mia passata e attuale fonte di ispirazione.

Rimanendo a tema Sci-fi, che futuro ti immagini per l’umanità?

Se continuiamo di questo passo finiremo come nel film “Il mondo dei replicanti”. Manderemo i nostri androidi a fare la spesa, mentre staremo a casa attaccati a dei tubi a guardare il mondo attraverso un visore.

 

Valerio Molinaro