Gli umori della tradizione di Eduardo distillati e fatti propri da una giovane drammaturga ed attrice.  

Si dice che raramente i grandi maestri lascino eredi. Non lo è stato per Strehler; forse neppure per Ronconi. Eduardo, che già raccoglieva l’eredità di Scarpetta, è stato un’eccezione. Purtroppo Luca De Filippo, che quell’eredità familiare aveva assunto, se n’è andato troppo presto. Ma è forse la incoercibile vitalità della cultura popolare napoletana – e campana – che fa la differenza.

Queste considerazioni mi si sono affacciate alla mia mente assistendo a un monologo, Mamma son tanto felice perché… scritto, diretto e interpretato da Angelica Bifano che, si parva licet componere magnis, si direbbe abbia raccolto il succo, gli umori, gli odori che tracimano dal mondo di Eduardo.

Angelica è di Sapri: venticinque anni; piccolina ma ben proporzionata; un aspetto accattivante, tipicamente mediterraneo, dal petto prepotente. Si è formata a Roma ma poi è approdata alla “Nico Pepe” di Udine, dove si è diplomata due anni fa. La ricchezza e la varietà del suo registro mimico rivela anche la frequentazione del metodo Lecoq.

Con quel suo viso mobilissimo, dai tratti infantili, che ispira tenerezza; con un porgerne accattivante, modulato in un molteplicità di espressioni, che trascorrono con naturalezza dall’imbronciato all’ingenuo, al piccato, all’esasperato, crea da sola, in uno spazio che sembra dilatarsi progressivamente, una decina di personaggi, di caratteri ad un tempo comici e dolenti, con battute che alternano e impastano effimere banalità con profondità socio-antropologiche, e risuonano non lontane dal quel mondo e da quella poetica che Eduardo ci ha insegnato ad amare.

Il testo mette a confronto tre generazioni: una madre anziana e inferma, una figlia ormai zitella, Delfina, che continua a dedicarsi alla madre e alla famiglia, e una nipotina di otto anni, Alice, orfana di madre. Il monologo ci propone quasi in forma di balletto, a un tempo surreale e iperrealistico, il quadro di una famiglia matriarcale, con nuore, fratelli e nipoti, riuniti per il pranzo rituale della domenica: un’accolita rumorosa, ove il bisogno di una comunicazione autentica, specie in verticale, fra le diverse generazioni, si rivela tanto profondo quanto frustrato, e si arena sulle secche del contingente.

Sul finale, un colpo di teatro ci induce a considerare tutte le scene cui abbiamo assistito come una sorta di flash back, che lascia posto all’esplicito rimpianto di Delfina, alla sconsolata confessione della sua incapacità di comunicazione con la madre, che ormai non c’è più.

Come si è detto, il lavoro è scritto, diretto e interpretato da Angelica; ma non è un’iniziativa solitaria. Lo spettacolo visto il 27 maggio negli spazi comunali del CAM, annessi alla biblioteca Valvassori Peroni di Milano, si inseriva nella prima edizione del piccolo festival “Mi porti a Lambrate?”. La sua direzione artistica era stata affidata al Collettivo L’Amalgama, una compagine nata nel 2016, cui appartiene la stessa Bifano, costituito da dieci giovani attori, formati e conosciutisi alla “Nico Pepe”. Mamma son tanto felice perché… è lo sviluppo di uno schizzo drammaturgico nato per Fil Rouge, un progetto teatrale prodotto dal gruppo, costruito da cinque brevi quadri, ognuno creato da una diversa attrice del Collettivo, sul tema dell’identità femminile.

In un momento in cui, giustamente, la critica pone attenzione e incoraggia la creatività teatrale delle giovani generazioni, L’Amalgama è da tenere d’occhio.

Claudio Facchinelli

 

Mamma son tanto felice perché… scritto, diretto e interpretato da Angelica Bifano, visto a Milano il 27 maggio 2018 al CAM, annesso alla biblioteca Valvassori Peroni