Reduce dal concerto dell’Epifania come prezioso opening alla performance di Valentina Stella, Michele Selillo ha un sorriso contagioso, energia da vendere e soprattutto tanto talento. E’ sul mercato il suo secondo progetto discografico, “Vedimmece dimane”, edito dalla Zeus Record, prima etichetta al mondo di musica napoletana, mentre ha ottenuto grandi consensi lo spettacolo “Quartieri spagnoli”, dove Michele, “quartierano doc”, è uno dei protagonisti per la regia di Gianfranco Gallo.

“In effetti è un momento d’oro – ammette – anche se io non mi sento mai arrivato e sono sempre pronto a nuove esperienze, a rimettermi in discussione. Al nuovo disco tengo tantissimo, anche perché ho trovato  un gruppo di lavoro giovane, nomi nuovi e una casa discografica che intende crescere con un progetto pluriennale. Il video del primo singolo lo abbiamo girato in Puglia, a Bisceglie, perché cerchiamo di portare anche lontano da Napoli il nostro mondo musicale”

“Quartieri spagnoli” ti vede nuovamente tra i protagonisti dopo dieci anni…

“Si, è un anniversario speciale. Due lustri fa ebbi la prima paga da professionista, e fu un’emozione grandissima. Sono grato a questo spettacolo, dove posso esprimere tanti lati di me. Gianfranco Gallo ha creduto tanto in me, e io credo di dargli sempre il massimo. Non vedo l’ora di riprendere il filo, a febbraio”.

Come sei cambiato in questi anni?

“Ho 34 anni, e ora mi sento più cresciuto, più sereno. In fondo ho avuto più gioie che dispiaceri, e comunque anche gli sbagli aiutano a realizzare i sogni. Di certo ho imparato a selezionare meglio i collaboratori”.

Come sei uscito dai momenti difficili, ad esempio la pandemia?

“La base, le persone che mi hanno scritto, con cui ho fatto le dirette (“Condominio di quarantena”), mi hanno aiutato a smaltire le delusioni, a dare un senso al buio che ci ha circondato”.

Come nasce la tua passione dell’arte?

“Mia madre mi ha trasmesso la passione del recitare, solo in seguito mi sono innamorato della musica. I miei mi hanno sempre incoraggiato e io non ho mai trascurato il mio amore, il canto, né tantomeno il mio amante, il teatro”

Quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti?

“Mi considero puntiglioso e troppo impulsivo, ma anche sensibile, dolce e generoso. Amo i miei occhi, che riflettono la mia anima, ma non nego che qualche centimetro in più d’altezza non mi sarebbe dispiaciuto. Ho un sano narcisismo, credo necessario per stare su un palco”.

Con che miti sei cresciuto?

“Massimo Ranieri, Eduardo De Crescenzo, Renato Zero, Pino Daniele, Gigi Proietti. Grandi personalità, con messaggi positivi per la gente”.

A chi devi dire grazie?

“Ai miei, alla Zeus, e al pubblico, che è la mia luce. Ma dico grazie anche a chi mi ha fatto del male, perché mi ha fatto capire cosa non fare mai. Ora ho le spalle larghe, anche se noi, che viviamo del giudizio del pubblico, non possiamo restare indifferenti alle critiche. Ma la sofferenza tempra, io sono innamorato di questo lavoro, che considero una missione, e l’affetto della gente mi convince, sempre di più, di aver fatto la scelta giusta. Con le luci e le ombre, sono sempre io. E di questo sono fiero”.