Medithèa, nuovo progetto teatral-musicale di Francesca Rondinella e Giosi Cincotti, è un vero e proprio percorso dell’anima, un canto-viaggio, sospeso tra memoria e poesia, Mall’interno del quale la vita stessa sembra mettersi a cantare e, tra una nota e l’altra, prova a ridefinire lo spazio del ricordo. Ma il ricordo – si sa – subito diventa suggestione, nota universale, evocazione che non può limitarsi al qui ed ora.

fotoMedithèa, fin dalla scelta onomastica, suggerisce allo spettatore la dimensione marina del Mediterraneo, luogo primordiale in cui i modelli e gli archetipi del nostro pensiero poetante si sono sviluppati, allacciati e riscoperti in un’incontrovertibile matrice comune, una matrice fluida e cangiante che, come tutte le cose fluide e cangianti, sono al tempo stesso seducenti ed assassine. Il Mediterraneo e i suoi suoni: spazio dell’abbandono e della distanza o dimensione dell’ancestrale tessitura della vita? La soluzione sembra indicarla la stessa Francesca Rondinella che, alternando il canto con le parole di grandi autori italiani e stranieri, tra cui Anna Maria Ortese, J. Verne e Alessandro Baricco, ci rammenta icastica che la vita è un gioco, un gioco in cui, se l’anima si mette a nudo, può anche liberarsi del peso insostenibile del tempo e mescolarsi, per un attimo, alle onde o alle luci che brillano nel mare. L’elemento acquatico è senza dubbio l’elemento dominante di quest’intenso lavoro di Francesca Rondinella che, accompagnata dal bravissimo Giosi Cincotti, si conferma interprete in grado di coniugare con grande immediatezza la natura eterea del canto “lunare” con la sensuale plasticità di una femminilità che sintetizza in sé promessa e separazione, recupero ed attesa.

Proponendo un repertorio musicale ampio, che include brani della tradizione napoletana come Canzone appassiunata, brani della tradizione internazionale come Les Feuilles mortes di Prevert, passando per gli Almamegretta e Pino Daniele, Francesca Rondinella e Giosi Cincotti (autori tra l’altro del prezioso inedito Anema creatura) ci convincono che nell’immenso mare della vita, nulla, ma proprio nulla, resta per sempre uguale a se stesso: la trasformazione continua è il segno poetico di una continua e potenziale rinascita, di un cambiamento che può essere anche il nostro cambiamento, perché non è mai troppo tardi per vivere al meglio la propria vita, il proprio viaggio, il proprio mare.

Napoli – Real Orto Botanico, 28/07/2014

Claudio Finelli