Oscar Wilde e la Firenze degli anni Trenta nello spettacolo itinerante di Marco Predieri a Villa Gerini.

10325172_10204420350338382_797006703910918342_nErano tremende le signore inglesi di una certa età che abitavano in Firenze e provincia negli anni ’30 e ’40, protagoniste anche del film di Franco Zeffirelli “Tè con Mussolini”. Da questo gruppo di donne anziane, eleganti e snob, che i fiorentini chiamavano “scorpioni” per i loro modi pungenti, Marco Predieri prende ispirazione per costruire i personaggi della messinscena di “L’importanza di chiamarsi Ernesto” a Villa Gerini di Colonnata in occasione della rassegna “Intrecci d’estate”. La comicità dell’opera di Oscar Wilde bene si sposa con l’ironia fiorentina, forse anche perché in fondo gli abitanti della “culla del Rinascimento” appaiono agli “stranieri” molto simili a questi “scorpioni”: signorili, colti e un po’ con la “puzza sotto il naso”.

photo.php2Ma – come si dice – ogni mondo è paese: dall’Inghilterra a Firenze alle case nobiliari del sud Italia l’alta società ha sempre dato molto più valore all’apparenza piuttosto che alla sostanza; in affari matrimoniali, poi, le famiglie hanno continuamente cercato un buon partito per i propri figli, che avesse una rendita adeguata e una posizione onorevole. Cosa si nascondesse dietro tale fama a nessuno è mai interessato molto. È il caso di Algernon e Jack, i quali fingono entrambi di avere un loro alter ego: l’uno usa il suo amico malato Bunbury come scusa per abbandonare le noiosissime riunioni familiari, l’altro si presenta in città con il falso nome di Ernesto per vivere apertamente le sue avventure amorose e, contemporaneamente, mantenere una certa serietà in campagna dove è tutore di una giovane fanciulla affidatagli dal padre adottivo. Ma quando Jack si innamora della cugina di Algernon, Gwendolen, si rende conto che è il momento di “far sparire” il suo fratello scapestrato Ernesto, se non fosse che quel nome è fonte di ammirazione per la sua amata. Il problema si raddoppia quando Algernon, scapolo convinto, va in campagna per conoscere la piccola Cecily e si finge proprio Ernesto: anche lei si dichiara completamente affascinata da quel nome.

photo.phpL’intreccio e i dialoghi di Wilde sono finemente studiati, a partire dal titolo che riprende il gioco di parole tra earnest (serio, affidabile) ed Ernest. Sembra proprio che quella “onestà” sia il centro intorno a cui ruota ogni cosa, peccato che non appartenga veramente a nessuno. La messinscena di Marco Predieri riesce in pieno a restituire un clima di ironia e leggerezza, giocando molto bene sui ritmi dello spettacolo e sull’interpretazione degli attori, alcuni dei quali giovanissimi: lo sregolato Algernon (Leonardo Paoli), la civettuola Gwendolen (Eleonora Fuzzi), la semplice Cecily (Costanza Mascilli) e Ernesto, raffinato e sfacciato allo stesso tempo (Gianmarco Biancalani). A colorire la scena la zia Augusta (Giada Medicheschi), simbolo di quello snobismo modaiolo che caratterizzava gli aristocratici: le ignote origini di Jack/Ernest, infatti, sono motivo sufficiente per negargli la mano della figlia Gwendolen. Due simpatiche macchiette anche il reverendo (Marcello Sbigoli) e l’istitutrice di Cecily Miss Prism (Patrizia Ficini) che sarà determinante nello sbrogliare la vicenda.

photo.php1Comicissimo il maggiordomo (Stefano Carotenuto), indolente, quasi inespressivo, tranne quando ammicca al pubblico e lo accompagna tra le sale della villa e poi nel parco. La formula itinerante dello spettacolo lo arricchisce ulteriormente, sfruttando i deliziosi spazi interni e il bel giardino circostante. Grande successo e tutto esaurito per le repliche di uno spettacolo dinamico, curato nei dettagli e con un gruppo di attori affiatati e abilmente guidati.

Sesto Fiorentino (FI) – VILLA GERINI DI COLONNATA, 15 luglio 2014

Mariagiovanna Grifi

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTORegia: Marco Predieri; Autore: Oscar Wilde; Scene: Villa Gerini; Costumi: Ambra Piccardi; Interpreti: Gianmarco Biancalani, Leonardo Paoli, Stefano Carotenuto, Giada Medicheschi, Eleonora Fuzzi, Costanza Mascilli, Patrizia Ficini, Marcello Sbigoli.