Tra spettatori-guardoni, morbosamente attratti dall’altrui dolore e dall’altrui disperazione, la Cassandra versione peep-show, tratta dal romanzo di Christa Wolf, interpretata con rara intensità da Cecilia Lupoli e diretta con forza e determinazione da Carlo Cerciello, si offre allo sguardo voyeuristico del pubblico – poco prima di essere condotta a morte – con la spudorata fierezza e l’indignato coraggio che contraddistinguono le eroine consapevoli di essere vittime sacrificali immolate sull’altare dell’ottusa autorità del potere.

I lacci che stringono gli arti di Cassandra, complicandone il movimento, tendendone muscoli e nervi, imbrigliandone lo scatto di rabbia, restituiscono al tempo stesso l’immagine della belva indomita e quello della donna che si ribella al tentativo di reificarne corpo e pensiero.

Lo sguardo della veggente penetra, insieme alle sue parole, attraverso l’ipocrita coltre del potere: la Cassandra interpretata da Cecilia Lupoli sfida coraggiosamente, con il dono della profezia, un destino imminente di cui è conscia e da cui non può salvarsi e, ripercorrendo i diversi momenti della propria breve e tragica esistenza, tra cui spicca l’amore nutrito invano per il prode Enea, rivela anche l’inutilità della guerra che sta per svolgersi tra Greci e Troiani, inutilità fondata sul fatto che la stessa apparente causa del conflitto, il ratto di Elena, è quella che oggi definiremmo un’abile costruzione della propaganda, una montatura mediatica, una fake-news.

Dobbiamo ammettere che suonano drammaticamente attuali le parole di Cassandra che si accordano, in modo sinistro ma inequivocabile, alle nostre quotidiane cronache di guerra e dobbiamo altresì riconoscere che è possibile scorgere un’inquietante somiglianza tra la società occidentale che osserva il conflitto in corso e questi spettatori ridotti al ruolo di guardoni che, apparentemente nascosti dalla struttura sapientemente realizzata da Andrea Iacopino, osservano in maniera morbosa la sfrontata sacerdotessa – regale bottino di guerra – che parla d’amore, di passione e d’armi.

La tragedia di Cassandra – si badi – non riguarda solo quel mondo di eroi e guerrieri di cui la sacerdotessa di Apollo prevede la fine, ma riguarda anche l’atroce destino di chi, al di là del tempo e del mito, non è ascoltato, di chi viene ignorato per aver, in qualche modo, osato resistere alla “morale comune”: Cassandra accoglie in sé la voce di un’umanità eretica che prova a liberarsi della narrazione tossica del potere, pagando in prima persona lo scacco al sistema.

Potenti le musiche di Paolo Coletta, le luci di Cesare Accetta e il trucco di Vincenzo Cucchiara che esaltano la potenza della messinscena, proiettandola in un’atmosfera punk apocalittica che trasforma il dramma di un personaggio in un dramma universale, un dramma impastato di violenza, morte e seduzione.

 

Teatro Elicantropo, Napoli, replica del 30 marzo 2022