Accanto ad Antonio De Rosa, nella pièce in scena al Teatro Tram dall’8 all’11 dicembre, il giovane Antonio Ciorfito è pronto a spettinare il pubblico napoletano, con un personaggio disturbante creato dalla penna di Antonio Mocciola ed affidato alla regia di Maria Verde. Uno studente paranoico e violento, che rapisce e sevizia il professore che gli nega l’ultimo esame. Ma tra di loro il legame è più profondo…
Stoccolma, testo finalista al prestigioso Premio Annoni, e che abbiamo avuto il piacere di vedere in anteprima stampa, debutta finalmente anche per il pubblico, in un nuovo allestimento al Tram di Napoli che ti vede protagonista accanto ad Antonio De Rosa.
Il tema è quello dell’omonima sindrome, ma si affrontano anche l’omosessualità, il rapporto padre-figlio, l’aspetto sadico del ruolo di potere e il masochismo. Quanto è difficile parlare di argomenti del genere, in questi tempi così apatici e appiattiti dai social?

È una sfida molto importante. Negli ultimi anni noto come i social, nonostante le loro straordinarie capacità e potenzialità, puntano l’attenzione su temi ben meno importanti. Sono però sicuro di una cosa: Questa sfida riusciremo a vincerla e sarà tutto merito di Stoccolma.

Il tuo personaggio é un ragazzo frustrato e violento, spinto dall’amore di una persona di cui si sono perse le tracce, e con aspetti masochistici. Ha toccato anche delle corde personali?

No, non ho mai perso le tracce di una persona, come Gianluca. Sicuramente, oltre ad entrare così inconsapevolmente nel personaggio da sentire ogni suo dolore come se fosse il mio, provo sempre a riportare alcune esperienze personali che in parte possono avvicinarsi all’accaduto. 

Per la tua giovanissima età, stai accumulando già esperienze importanti. Il ruolo di questo ragazzo così complesso cosa aggiunge al tuo bagaglio, e quanto é stato difficile approcciarlo?

Ogni giorno che passa Gianluca riesce a farmi entrare sempre di più nel suo mondo. Da quest’ultimo confesso di aver imparato tanto. Ogni sua parola mi ha mostrato le sue debolezze, paure che si celano dietro un personaggio che sembra avere sempre il controllo della situazione. 

Interpretare Gianluca Landi mi ha messo a dura prova, è stato bellissimo. Un percorso intenso, in cui “Antonio” e “Gianluca” si sono incontrati, capiti e raccontati. È stato sì difficile, ma in fondo le infinite sfaccettature da dover analizzare hanno reso unico lo studio di questo personaggio.

Nello spettacolo hai una scena di nudo integrale di grande potenza visiva ed evocativa, che non tutti i tuoi colleghi, specie giovani, avrebbero avuto l’ardire di affrontare. Quali sono le tue emozioni all’idea di metterla presto in scena?

È qualcosa di nuovo per me, che ho accettato per il suo valore. Il nudo in Stoccolma è un elemento molto forte che colpirà il pubblico tanto da far dimenticare il nudo stesso. 

Cosa ti aspetti per la tua carriera, e cosa pensi possa aggiungere questo spettacolo così particolare al tuo percorso?

Mi auguro ciò che penso ogni anno prima di spegnere le candeline. Stoccolma è uno spettacolo che dona tanto al pubblico, ma soprattutto agli attori. Credo di avere, con il capolavoro scritto da Antonio Mocciola, la possibilità di sistemare più di un mattoncino, per costruire un grattacielo che spero possa essere più alto possibile.