Alessio Palumbo in “Almeno potercene andare”
“Il mio Pavese nudo di fronte ai suoi complessi”

 

E’ pronto ad esordire con un assaggio di uno spettacolo che, in forma completa, debutterà nella prossima stagione: Alessio Palumbo ci parla di “Almeno potercene andare”, in scena a Palazzo Venezia come prezioso suggello della mostra fotografica “Le vittime di Dio”. Sarà sul palco completamente nudo, a interpretare una versione sincera e scabrosa del poeta e scrittore Cesare Pavese. Con lui, a suonare dal vivo, Francesco Di Maso.

Almeno potercene andare é una prima cellula di uno spettacolo che vedrà la luce in forma completa il prossimo autunno. E’ un momento della vita di Cesare Pavese (l’esilio in Calabria) visto con un’ottica originale. Cosa pensavi di Pavese prima di interpretarlo? E’ cambiato il tuo parere su di lui provando ad entrarci nei panni?

Conoscevo Pavese solo grazie allo studio scolastico, che mi aveva sempre portato a considerarlo un uomo di grande poesia e cultura. Successivamente, quando Antonio Mocciola mi ha proposto di interpretarlo e mi ha indirizzato nello studio del personaggio, ho avuto modo di approfondire il lato più intimo della sua anima. Da quel momento ho scoperto un uomo dalla personalità molto controversa e sfaccettata, nella quale ho ritrovato anche delle somiglianze con me stesso. Ad esempio, la sua incapacità di prendere posizioni nette e attive nei confronti della vita ha segnato anche molti momenti della mia esistenza. Oppure la sua ammirazione verso le persone emancipate e libere, che lo portano anche ad innamorarsi di Tina Pizzardo, una donna che può essere considerata un’anticonformista per l’epoca in cui visse, riflette il mio stesso gusto e fascino verso le persone indipendenti e fuori dagli schemi. Tutto ciò mi ha portato a immedesimarmi in lui in modo più naturale e profondo. Penso che per un attore incontrare determinati personaggi in età più matura sia un vantaggio, in quanto con un vissuto maggiore alle spalle riescono a cogliere maggiori sfumature ed a metterle in scena con maggiore consapevolezza. Ora attendo con impazienza lo spettacolo completo, perché sono sicuro di poter incontrare in esso nuovi stimoli e nuovi spunti di riflessione.

A proposito di “panni”, lo spettacolo ti vede completamente nudo per tutta la sua durata. Ti é mai capitato di essere nudo in scena e come ti stai approcciando a questa esperienza?

Si, mi è già capitato e mi trovo decisamente a mio agio. In generale ho un rapporto con il nudo e con il mio corpo piuttosto sereno. La cosa che mi ha sempre convinto a farlo è l’idea che un attore debba essere sempre pronto a sperimentare, a mettersi alla prova, anche attraverso il nudo, sia emotivamente che fisicamente. Il corpo, nella sua totalità, è uno strumento, ed è giusto che un attore provi ad utilizzarlo al massimo delle sue potenzialità. Poi ovvio che decido di sposare un progetto che prevede il nudo solo quando condivido la scelta registica e ci riconosco un’idea drammaturgica che mi ispira

Quali altri progetti sono in cantiere?

Nei prossimi giorni e mesi mi dedicherò sicuramente al teatro civile, un ambito in cui credo molto e che occupa una parte significativa del mio lavoro di attore. In questo campo ci sono tante cose belle che bollono in pentola. Parallelamente, spero di portare avanti alcuni testi che sto scrivendo e di riuscire a metterne in scena almeno qualcuno e, perché no, iniziare anche un nuovo progetto con Antonio Mocciola, con il quale ho scoperto un bel feeling professionale.

Come ti definiresti come attore? 

Non amo mai definirmi o etichettarmi in generale, ma volendo fare questo esercizio mi definirei un attore che, più che puntare alla performance perfetta, cerca di intercettare la verità per trasmetterla al pubblico nel migliore dei modi. Un attore che osserva sempre quello che gli accade intorno e le persone che incontra ogni giorno. Ogni situazione o persona che vivo la immagino proiettata su un palcoscenico; e tutte queste immagini cerco poi di riutilizzarle quando scrivo o recito. Per questo motivo tendo a vivere situazioni diverse, a cercare nuove esperienze uscendo dalla mia zona di comfort, ed a frequentare persone di ogni tipo, perché da ognuno c’è sempre qualcosa da imparare.

C’è un personaggio che ti piacerebbe interpretare e non è ancora successo?

Mi piacerebbe interpretare D’Annunzio e, a dirla tutta, non è detto che non accada presto. Lo trovo un personaggio estremamente interessante dal punto di vista drammaturgico, per le sue numerose sfumature e i suoi eccessi. Al di là delle sue idee o tendenze politiche, che trovo decisamente lontane dalle mie, è innegabile che sia stato un’anima molto affascinante.

Alessia Coppola

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