Il festival che lega città e carcere in un solo grande palcoscenico quest’anno riflette sul tema della ferita dopo il tragico crollo delle mura.

santo genet foto 3 di Stefano VajaPortiamo tutti dentro di noi piccoli e grandi ferite e lottiamo ogni giorno per rimarginarle. A volte un’intera comunità si ritrova unita suo malgrado a combattere contro il dolore provocato da una frattura e stavolta il crollo delle mura medievali ha congiunto insieme tutti i cittadini di Volterra (in provincia di Pisa): circa 30 metri di mura antiche sono venute giù alla fine di gennaio 2014 a causa del maltempo, decine di abitazioni evacuate dopo i danni provocati dalle forti piogge. Negli ultimi anni, purtroppo, la regione Toscana è tra quelle che maggiormente subisce le tensioni e i drammi dell’allerta meteo. Memori della triste vicenda che ha colpito la città d’arte Carte Blanche e il direttore artistico Armando Punzo, organizzatori del festival VolterraTeatro, colgono l’occasione per riflettere su tutte le ferite, anche quelle umane, invisibili e personali. «La ferita per l’artista è fondamentale, è dolorosa, ma necessaria: produce, trasforma il dolore in bellezza» con queste parole Punzo presenta la nuova edizione di un evento che ormai da 28 anni unisce luoghi, persone e pratiche artistiche diverse: per cinque giorni (dal 21 al 25 luglio) Volterra e altri comuni limitrofi diventano spazio scenico per musica, teatro, danza, arti visive, poesia in un solo progetto che coinvolge direttamente anche la cittadinanza.

progetto Logos-la ferita festival VolterrraTeatro 2014Infatti l’ultimo giorno il festival «esploderà» nelle strade della città con “La Ferita/Logos-Rapsodia per Volterra”, evento di teatro collettivo a cura di Archivio Zeta (nelle persone di Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti), compagnia teatrale con cui Armando Punzo ha iniziato una collaborazione. Come per il noto “Mercuzio non vuole morire”, che da due anni occupa strade e piazze, anche questo progetto vede la partecipazione diretta di artisti e cittadini coinvolgendo anche il pubblico presente in un’azione corale. Letteralmente si tratta di “ricucire” (i rapsodi erano i cantori che “cucivano insieme” le poesie di diversi autori greci) i luoghi-simbolo della città con un unico nastro rosso di 20 km: veri e propri nodi rappresenteranno il legame tra spazi e persone, tra memoria e dolore, anche rinsaldato dalla parola dei volterrani che hanno partecipato al laboratorio teatrale (in corso da due mesi) e che reciteranno alcuni testi. Il progetto prende ispirazione dall’opera d’arte del 1981 di Maria Lai che interessò i cittadini di Ulassai in Sardegna.

francesconi_santo_genet2Particolarità del VolterraTeatro resta comunque l’occasione unica di assistere a un festival allestito quasi interamente all’interno di un carcere. Parte la Compagnia della Fortezza diretta da Punzo con “Santo Genet”, nella cui scenografia sono presenti in mostra i lavori di Mario Francesconi dedicati all’autore francese le cui opere sono un vero esempio di come il dolore si possa trasformare in bellezza artistica. Proprio Genet aveva posto a confronto la stanza-carcere con il teatro, entrambi simbolo di un “luogo interiore” da esplorare. Ancora le mura del Carcere di Volterra ospiteranno “Pitur” di Mario Perrotta (sulle ossessioni e sull’immaginario pittorico di Ligabue), “Piccoli suicidi in Ottava Rima – Vol. I e Vol. II” della compagnia I Sacchi di Sabbia (parodia di scene di avventura, fantascienza e western recitate in ottava rima e in quartine di ottonari), “Ma Mère L’Oye – Scheletri e ninna nanna” della Compagnia Rodisio (Mamma Oca rappresenta la madre cantastorie archetipo di riti di iniziazione all’ignoto), “Teatro Naturale? Io il couscous e Albert Camus” del Teatro delle Ariette (viaggio d’amore di una 17enne che scopre nuovi mondi, nuove culture e nuovi sapori), la creazione site-specific “In-colume/Volterra” di Michela Lucenti con la compagnia Balletto Civile e la partecipazione straordinaria della violoncellista newyorkese Julia Kent (anch’essa sul tema della mancanza, della ferita, dell’incertezza), e infine “Happy Hour” della compagnia belga Wooshing Machine.

Sacchi_di_sabbiaNovità di quest’anno: il carcere ospiterà anche altri eventi come il convegno “Artista, comunità e memoria – Dialoghi sulla ferita” a cura di Bianca Tosatti (critica e storica dell’arte, esperta di arte irregolare) sulla figura dell’artista all’interno di una comunità ragionando del “dopo” (verranno proposti tre casi di memoria dissipata su cui riflettere), e la presentazione del libro di Aniello Arena “L’aria è ottima (quando riesce a passare). Io, attore, fine-pena-mai”, ma anche la cerimonia di consegna del Premio della Critica Teatrale ANCT (Associazione Nazionale dei Critici del Teatro) e una sessione di lavoro di Rete Critica che raccoglie siti e blog che si occupano di teatro.

teatri35Per legare il carcere alla città il festival si sposta anche all’esterno, nelle vie e piazze di Volterra, Pomarance, Castelnuovo Val di Cecina e Montecatini Val di Cecina, con la maratona poetica “La ferita, il Volo” ideata da Alessandro Agostinelli e Roberto Veracini con 31 poeti e scrittori coinvolti, lo spettacolo di strada “Simurgh” di Teatro dei Venti (con una gigantesca scenografia, costumi pittoreschi, trampoli, bandiere, bastoni e fuoco), il lavoro “Sul tetto del mondo – Nozze d’argento con le Ariette” del Teatro delle Ariette (tutti gli spettatori saranno partecipi della festa per i loro 25 anni di matrimonio con frammenti di repertorio e nuove sorprese).

Tante anche le istallazioni originali e le performance, come i tableaux vivants “Il Panno Acotonato dello Inferno di Teatri 35 dedicati al dipinto della Deposizione di Rosso Fiorentino, la mostra di Michele Munno dedicata allo Skillinger (Vincenzo Sciandra) e quella di Enrico Pantani dal titolo “Konflitto. Anche se m’impegno non digerisco il cetriolo”. Il festival verrà raccontato attraverso i social (Twitter, Foursquare, Instagram e Vine) dal team di #Comunicateatro coordinato da Simone Pacini/fattiditeatro.

Per il programma dettagliato: http://www.volterrateatro.it/

Foto: Stefano Vaja.

Mariagiovanna Grifi