La prima semifinale del concorso vede sul podio “Il signor Peri” di Chiara Guarducci con Sonia Coppoli, secondo classificato Emiliano Minoccheri con “Ritorno a Verona”.

Bisogna riconoscere che il progetto UNO, nato nel 2010 a Firenze con l’intento di dare visibilità ad artisti e nuovi autori, è un’iniziativa coraggiosa e degna di stima, soprattutto di questi tempi in cui è evidente l’impegno, soprattutto economico, che un festival nazionale di monologhi deve affrontare per sopravvivere. Eppure l’associazione Contaminazioni Teatrali, Andrea Mitri di Teatri Divaganti, il giornalista Tommaso Chimenti e la rivista Perlascena.it non demordono e presentano la quinta edizione del concorso. Un’occasione aperta a tutti coloro che hanno nel cassetto un monologo e che desiderano vederlo realizzato sulla scena, nessun limite di età né una formazione prettamente teatrale richiesta per accedere alle selezioni. Anche quest’anno sono state circa un centinaio le domande di iscrizione giunte al comitato selezionatore e solo 14 sono arrivate alle semifinali. La prima serata del 6 marzo ha visto sul palco del Teatro del Romito sette monologhi, gli altri sette andranno in scena il prossimo venerdì 13 marzo, mentre la finale è prevista per il 28 marzo e vedrà sei selezionati contendersi il premio, che consiste in una serata in un teatro fiorentino con un minimo garantito di 350 euro.

Indiscutibile vincitore della prima semifinale è stato “Il signor Peri” di Chiara Guarducci, abile drammaturga che nei suoi monologhi indaga sugli angusti labirinti dell’anima umana, così come in questo caso dove in un concentrato di 15 minuti l’autrice fiorentina riesce a condensare il dramma di un’esistenza folle con una buona dose di ironia. Non a caso i suoi testi furono scelti nel 2000 da Barbara Nativi per “Intercity Plays” (raccolta di teatro contemporaneo internazionale) e vennero poi pubblicati nel libro “La neve in cambio” (2002); lo scorso mese il Teatro Puccini ha proposto il suo “Baby baby suite”, omaggio a Marilyn Monroe. Il voto di preferenza (dato dalla giuria composta da Chimenti, Gabriele Rizza de «Il Tirreno», il direttore del Teatro Lumière Marco Predieri e dal pubblico quale “terzo giurato”) si deve anche all’ottima interpretazione dell’attrice Sonia Coppoli che restituisce in pieno l’angoscia e l’ossessione di un inquilino paranoico, imitandone tic e mimica, e ne rivela anche la tragica comicità. Premiato più per le sue doti recitative che per l’originalità del testo Emiliano Minoccheri, secondo finalista, che ha portato in scena “Ritorno a Verona”. Benvolio, cugino del Romeo shakesperiano, torna nella città natale e ricorda malinconicamente la nota vicenda dei due amanti, guarda con amarezza la Verona di oggi, ben diversa da quella che ha lasciato secoli fa. Un testo banale stando ai 15 minuti presentati in concorso, poco interessante dal punto di vista narrativo, mentre se ne apprezza la puntuale scrittura (e recitazione) in dialetto.

Rispetto agli altri monologhi che si sono susseguiti durante la serata, e che potrebbero essere recuperati per la finale, emergono alcune considerazioni. La prima è che vince il disagio umano, come nel testo vincitore, il bisogno di raccontare il disturbo mentale, non solo quello patologico, ma anche quello che quotidianamente ci sottopone a paure, turbamenti e fobie. Ne sono un esempio “Disturbi” di e con Oscar Agostoni, in cui la realtà sembra essere l’origine della malattia a causa dei mille traumi che causa all’uomo, e “Anche se non sembra” di Alessandra Bedino con Claudia Manini, incentrato sull’esasperazione del sentimento e sulle sue tragiche conseguenze; due testi che potremmo definire promettenti e di cui sarebbe interessante vederne lo sviluppo (oltre il quarto d’ora proposto in semifinale), mentre risulta decisamente più compiuta la costruzione del personaggio da parte della Manini. Altra riflessione riguarda direttamente i testi giunti in questa prima semifinale, nel complesso deludenti e ci si chiede se la loro mediocrità non sia una conseguenza della durata di esibizione; ci si augura, infatti, che in una maggiore estensione temporale riescano a prendere maggior corpo e sostanza sia “Villaggio Triangolo”, sorta di documentario teatrale sulle storie di guerra della bolognese Francesca Pierantoni per la regia di Daniele Mazzacurati, sia “Risacca” di Francesco Mancini con Lavinia Parissi, elucubrazioni di una bimba ancora in grembo già stufa dell’immaturità dei genitori, sia “Emily” di Laura Fatini con Pierangelo Margheriti, storia di una femminilità repressa che riesce a venir fuori dopo il “rifiuto”. Per un quadro più completo della situazione si rimanda alla seconda semifinale e alla fase finale del festival.

Firenze – TEATRO DEL ROMITO, 6 marzo 2015

Mariagiovanna Grifi

PRIMA SEMIFINALE – CONCORSO UNO MONOLOGHI

RISACCATesto e regia: Francesco Mancini; Interprete: Lavinia Parissi.

RITORNO A VERONATesto, regia e interprete: Emiliano Minoccheri.

VILLAGGIO TRIANGOLOTesto e interprete: Francesca Pierantoni; Regia: Daniele Mazzacurati.

DISTURBITesto, regia e interprete: Oscar Agostini.

EMILYTesto e regia: Laura Fatini; Interprete: Pierangelo Margheriti.

IL SIGNOR PERITesto e regia: Chiara Guarducci; Interprete: Sonia Coppoli (nella foto di Davide Gucci)

ANCHE SE NON SEMBRATesto e regia: Alessandra Bedino; Interprete: Claudia Manini.