La Compagnia della Rancia e Saverio Marconi fanno sognare il Teatro Verdi.

Non è mai troppo tardi per tornare ad essere bambini. La Compagnia della Rancia e il regista Saverio Marconi lo dimostrano, portando sul palcoscenico del Teatro Verdi di Firenze la fiaba immortale di Collodi, “Pinocchio”, interpretato da Manuel Frattini e in scena 12 e 13 dicembre.

Un burattino come figlio ideale, fatto a misura dei propri gusti e delle proprie aspettative. È questo che desidera fortemente Mastro Geppetto. Ma i figli non sono pezzi di legno, i figli sono, spesso, ciò che non ci aspettiamo, qualcosa che nasce dal più profondo di noi stessi eppure così differente da quello che siamo. Sembrano capitati a caso, oppure a causa di un fato, o di una fata, che schiantano il proprio incantesimo sul tronco di un albero, simbolo della vita che scorre, dalla buia terra, alle prime radici, al duro tronco, alla bella chioma. Proprio come un bambino, Pinocchio deve imparare tutto. È curioso, testardo, ascolta e non ascolta, scopre quella che è la propria coscienza, quella che vorrebbe sparisse, per darsi ai più strambi divertimenti. Vuole bene al babbo, ma com’è possibile stare tra i limiti delle regole quando là fuori c’è un mondo che ci aspetta? Una luce lontana, una tentazione irresistibile, la speranza in qualcosa di sempre migliore, allontana inevitabilmente da quello che di bello già si ha. Ma, come insegna il grande Collodi e come ribadisce il regista Marconi, è necessario sbattere la testa, inciampare sui propri errori, prima di rendersi conto della propria ricchezza che, se non si moltiplica piantando qualche soldo a terra, si alimenta dell’amore verso chi, a sua volta, ci ama.

La storia è nota, il successo sta nell’originalità nel raccontarla. Personaggi riconoscibili, resi briosi dai costumi e dall’interpretazione degli artisti. Impossibile non ricordare il teatrino di marionette di Mangiafuoco, scena in cui gli spunti dalla commedia dell’arte e la perizia della tecnica teatrale arricchiscono la performance. La magia del musical, la ventata travolgente del canto e della danza, rendono la storia molto più toccante. Le scenografie dominano l’insieme: quasi mai si nominano per prime tra gli organi del corpo spettacolare, eppure, questa volta, rendono il tutto prezioso; un bosco incantato, una modesta ma accogliente casetta, un perfetto teatro di burattini, la pancia di una balena e un paesello che è proprio come lo avevamo immaginato, coronato da un cielo stellato e dalla luna, romantica interlocutrice per i protagonisti.

Il finale ci regala lacrime di emozione: l’amore tra l’apparentemente duro Geppetto e l’orgogliosa Angela vince su tutto, il dolore per quella che sembra la scomparsa di Pinocchio, si trasforma in gioia, perché i due sono ormai genitori di un bambino vero. L’abbraccio tra il nuovo Pinocchio e il nuovo babbo Geppetto commuove il pubblico. La fantasia, la magia, la giocosità della fiaba, mescolata ben bene con una profonda morale e con la bellezza di una messinscena colorata ma pulita, crea quella che, a tutti gli effetti, può chiamarsi arte.

Firenze – TEATRO VERDI, 12 dicembre 2015.

Benedetta Colasanti

PINOCCHIO. Il grande musical – Regia: Saverio Marconi; interpreti: Manuel Frattini (Pinocchio), Roberto Colombo (Geppetto), Beatrice Baldaccini (Turchina), Gianluca Sticotti (Gatto), Giulia Marangoni (Volpe), Gioacchino Inzirillo (Geppetto), Fabrizio Corucci (Mangiafuoco), Luigi Fiorenti (Grillo), Claudia Belli (Angela); musiche: Dodi Battaglia, Red Canzian, Roby Facchinetti; liriche: Stefano D’Orazio, Valerio Negrini; testo: Pierluigi Ronchetti, Saverio Marconi; produzione: Compagnia della Rancia.