Fino al 3 novembre 2015 alle Cappelle Medicee di Firenze una mostra sul rapporto tra arte, fede e politica in epoca granducale.

Fig. 1FIRENZE Arte, fede e politica. Sono questi i temi centrali della mostra “Nel segno dei Medici. Tesori sacri della devozione granducale”, appena inaugurata al Museo delle Cappelle Medicee di Firenze e visitabile fino al 3 novembre 2015. Un’occasione per osservare da vicino i preziosi doni che la famiglia granducale fece realizzare per i santuari della Toscana e non solo. Oggetti a carattere sacro che furono un segno di devozione, certo, ma anche una conferma della egemonia politica della famiglia. Corone votive, fornimenti per altari, calici, ostensori, reliquiari e paliotti divennero, nell’attenta strategia propagandistica medicea, utili strumenti di immagine pubblica, politica e territoriale.Fig. 13

Il percorso ideato dai curatori della mostra, Monica Bietti, Riccardo Gennaioli ed Elisabetta Nardinocchi (a cui si deve anche il catalogo edito da Sillabe), copre un periodo che va dal 1570 agli inizi del Settecento e la disposizione degli oggetti è ordinata al suo interno secondo il loro legame con i membri della famiglia Medici che effettuarono quelle donazioni. Si comincia dunque con l’investitura di Cosimo I a Granduca di Toscana, il 5 marzo 1570. Un episodio che era visivamente noto grazie a una pittura di Jacopo Ligozzi nel Salone dei Cinquecento e a una successiva stampa di Giovanni Stradano. Ma che ora si arricchisce di inedite testimonianze, come il dipinto di un anonimo pittore fiorentino acquistato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nel 2013 ed esposto in mostra per la prima volta. Il titolo granducale era nuovo rispetto a quelli sino ad allora assegnati, cosicché la corona per quella occasione non poteva ispirarsi a modelli esistenti. Fu dunque creato un apposito gioiello, oggi perduto, di cui resta un’esatta riproduzione, oltre che nel citato dipinto, in un disegno accluso alla bolla di incoronazione, anch’essa esposta. Utile poi il confronto di questi documenti con le corone votive offerte alle immagini della Vergine nei luoghi di culto santuali e di cui si possono vedere alcuni preziosi esempi, come i due capolavori di Alessandro di Bastiano Lamberti per il gruppo scultoreo detto “Delle lacrime”.Fig. 2

Si prosegue poi con le committenze di Ferdinando I de’ Medici e Cristina di Lorena, cui si deve il nucleo originario di una collezione di reliquie che diventerà tra le più vaste e ricche d’Europa. Tra l’altro, molte delle opere più importanti presentate in mostra sono legate alle granduchesse. Basti pensare all’iniziativa di Maria Maddalena d’Austria, portata avanti anche da Vittoria della Rovere, di trasformare la cappella dell’ex appartamento di Ferdinando I in Palazzo Pitti in quella che è ancora oggi conosciuta come la Cappella delle Reliquie. Qui trovò posto la raccolta di oltre 600 custodie eseguite in materiali preziosi di cui sono esempio i due reliquiari realizzati da Andrea Tarchiani nel 1619 dietro richiesta di Cosimo II.

Fig. 12Infine, ampio spazio è dato a Cosimo III che rivestì un ruolo di assoluta centralità nella storia della devozione medicea. A lui si deve il rinnovamento dell’ambiente artistico di corte, aggiornato sul gusto barocco imperante a Roma. Nella città eterna Cosimo istituì l’accademia fiorentina dove si formarono gli artisti che dominarono la scena cittadina tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento. Basti vedere la teatralità del Reliquiario di San Sigismondo di Giovan Battista Foggini o quelli ideati da Massimiliano Soldani Benzi.

Lorena Vallieri

Nel segno dei Medici. Tesori sacri della devozione granducale – a cura di Monica Bietti, Riccardo Gennaioli ed Elisabetta Nardinocchi.

Firenze, Museo delle Cappelle Medicee, 21 aprile-3 novembre 2015.