Al Teatro Niccolini di Firenze la pièce che fa riflettere sul vero senso del vivere.

In un tempo che richiede presenza, prestanza fisica e mentale, efficienza, lavoro, programmazione, chi non ha mai pensato di sottrarsi, almeno per una volta, ai propri doveri? Tutti abbiamo provato quella strana sensazione di malessere che può coglierci di fronte ai tanti obblighi che ci attendono. Non sarebbe allora più facile  abbandonarsi a una vacanza fuori programma? O a qualche giorno di dolce far niente? Più che legittimo. Ma se questo tentativo di sottrazione venisse portato alla sua più paradossale esasperazione? Cosa succederebbe allora? E se la soluzione corretta non fosse smettere di ‘fare’, ma iniziare a ‘fare’ in una direzione diversa e inaspettata?

È questa l’idea di base de “Il nullafacente” di Michele  Santeramo, andato in scena al Teatro Niccolini di Firenze con un affiatato cast di attori: oltre a Santeramo, Vittorio Continelli, Silvia Pasello, Francesco Puleo e Tazio Torrini. Una pièce che, riprendendo un discorso iniziato nel 2013 con Il guaritore, prosegue il viaggio del drammaturgo nei disagi della nostra società. Lo fa con grazia, eleganza e la giusta dose di ironia. Nella platea adattata a spazio scenico ci attendono cinque sedie già occupate, una luce abbagliante (in netto contrasto con i toni bui che caratterizzeranno lo spettacolo) e una musica monotona e ripetitiva. Tutti elementi che contribuiscono a farci provare, sin dall’entrata in sala, quella sorta di disagio che ci accompagnerà per tutta la serata. Un primo avvertimento sul fatto che assisteremo a qualcosa che ci costringerà a una sguardo diverso sulle nostre convinzioni (e convenzioni).

Il protago

nista, il Nullafacente – letteralmente colui che non fa niente: «e non è facile perché anche il far niente ha bisogno di metodo, applicazione, pazienza, determinazione» – è interpretato dallo stesso Santeramo. È un uomo come tanti, che si trova a dover lottare con qualcosa probabilmente più grande di lui. Da una parte il dolore per la malattia terminale della moglie, e dunque qualcosa di tragico e inevitabile, dall’altra le regole e la morale di una società fatta di stereotipi e tipologie umane facilmente riconoscibili. Il fratello, il medico, il padrone di casa non sono necessariamente esempi negativi, ma rappresentano un modo diverso di intendere la vita, opposto a quello del Nullafacente che ha deciso di rinunciare agli schemi «logici e necessari» imposti dalle leggi sociali, economiche e psicologiche in cui siamo intrappolati. Per lui la capacità di stare fermi, apparentemente immobili come un bonsai, di non contrastare la vita che scorre e che ci scorre nelle vene, è fondamentale. E se dall’esterno sembra un atto di resa, un peccato di accidia, nel corso della pièce si rivela in tutta la sua drammaticità: un urlo di dolore e di ribellione, ma anche una completa e serena accettazione della vita stessa.

Firenze – TEATRO NICCOLINI, 24 ottobre 2018

Lorena Vallieri

IL NULLAFACENTEdi Michele Santeramo.

Spazio scenico e regia: Roberto Bacci; musiche: Ares Tavolazzi; luci: Valeria Foti, Stefano Franzoni; produzione: Fondazione Teatro della Toscana.

Interpreti: Vittorio Continelli, Silvia Pasello, Francesco Puleo, Michele Santeramo, Tazio Torrini.

Ph. Guido Mencari.