Bianca Nappi protagonista della commedia di Neil Labute per la regia di Marcello Cotugno

labute Quando l’offesa, la violenza o il torto subito, penetrano e si impiantano sottopelle, accumulandosi e stratificandosi come accade alle rocce nei processi di litificazione, l’universo relazionale e sentimentale dell’individuo può conoscere variazioni inattese, può restituire in modo imprevisto temperature bassissime, può dar luogo a zone d’ammasso di insondabile compattezza o a oscure precipitazioni di materia nelle più recondite vie della coscienza.

Ecco, Re(L)azioni, di Neil laBoute, tradotto e diretto con puntuale verve graffiante dal bravo Marcello Cotugno ed interpretato da una grintosissima e spiritosa Bianca Nappi, ci racconta proprio di questa naturalissima analogia tra uomini e rocce, nella misura in cui, proprio come fossero rocce sedimentarie, gli uomini danno fisiologicamente spazio a quanto affiora, con sinistra ineluttabilità, dal progressivo sedimentarsi del dolore, del rifiuto, della ferita mai sanata.

Le relazioni a cui allude LaBoute, sono risposte dirette al male che abbiamo subito e non abbiamo mai metabolizzato, un male che i benpensanti gradirebbero “placato” nel perdono, casomai grazie ad un malinteso senso della bontà e della carità cristiana, ma che invece trova altri canali ed altri percorsi per realizzare un’originale catarsi dell’offeso, per liberare la vittima dall’insopportabile consapevolezza di aver contribuito, con la propria remissività, al medesimo dolore che l’affligge.

I tre monologhi portati in scena da Bianca Nappi, tutti e tre apprezzabilmente resi con un’opportuna mistura di cinismo e ironia, sono incontrovertibili modelli di silenziose e atroci rivoluzioni private, rivoluzioni perpetrate da anonime e borghesi eroine femminili, prototipi di una femminilità che non intende più essere oggetto di menzogne, abusi e subdole pressioni, una femminilità che, appunto, dolore dopo dolore, si è trasformata in roccia sedimentaria, ed ha avviato un occulto processo di trasformazione del dolore, un processo che, se da un lato indurisce la fibra dell’offeso, dall’altro crea i presupposti per la realizzazione di misteriosi e sovversivi regolamenti di conti.

 

Napoli , Sala Assoli – 15 gennaio 2014

Claudio Finelli