Un irresistibile, godibilissimo sguardo di quinta su Via col vento

Prendere un film colossal (circa quattro ore) di ottant’anni fa, tratto da un romanzo fiume (così li si chiamava allora), e farne uno spettacolo teatrale: si direbbe un’impresa suicida. E invece non lo è stata.

Hollywood – Come nasce una leggenda è uno spettacolo godibilissimo. Il film in questione è Via col vento (Gone with the Wind), e la penna brillante e talentuosa di Ron Hutchinson ha creato una commedia spumeggiante, ricostruendo, con qualche semplificazione, ma con sostanziale fedeltà agli eventi, la cronaca della tormentata settimana durante la quale, interrotte le riprese, si riscrisse daccapo la sceneggiatura, da affidare a un nuovo regista.

L’intelligente adattamento e la regia di Virginia Acqua, che sembra cucita sulla pelle di un irresistibile trio comico, ha fatto il resto.

Ma dietro la scatenata comicità traspare anche un’amara ironia: Hollywood invasa da registi in fuga dalla Germania nazista, e addirittura i segni premonitori, scaramanticamente ignorati, della Seconda guerra mondiale ormai incombente (siamo nel ’39).

I tre interpreti sono tutti felicemente in parte, aderenti persino iconicamente ai personaggi – autentici – che interpretano: Gigio Alberti mette a nudo le fragilità e le nevrosi del regista Victor Fleming, ammantate di spocchia e apparente scurezza di sé; Gianluca Ramazzotti (cui si deve il progetto artistico) incarna le frustrazioni dello sceneggiatore Ben Hecht, che vorrebbe esercitare la sua creatività con una ben diversa libertà; Antonio Catania restituisce la smania di grandezza, il desiderio di rivalsa, non solo economica, ma anche familiare, del produttore David O. Selznick (anch’egli ebreo, come Hecht), perseguitato da un suocero ingombrante. Chiude il cerchio la fedele segretaria, ossequiente fino all’abnegazione (e allo spasimo), di Paola Giannetti.

Si ride di gusto, a tempo pieno. I tre interpreti principali si danno senza risparmio: gigioni e sopra le righe dove il testo lo richiede, urlano, si disperano, se le danno di santa ragione.

E, alla fine, si ha la faticosa genesi – probabilmente falsa a bugiarda, ma felicemente congegnata – delle batture finali del film, consegnate alla storia del cinema: “Sinceramente, me ne infischio!” e “Domani, è un altro giorno”.

Il tutto, in un paio d’ore, che passano in un fiat: un miracolo che solo il teatro può compiere.

 

Claudio Facchinelli

 

HOLLYWOOD – Come nasce una leggenda, di Ron Hutchinson.

Un progetto artistico di Gianluca Ramazzotti; con Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti, Gigio Alberti, e con Paola Giannetti; scene di Jean Haas, costumi di Francesca Brunori, musiche di Peter Ludwig, disegno luci di Giuseppe Filipponio; adattamento e regia di Virginia Acqua; produzione Andrea Bianco

 

Visto al Teatro Parenti di Milano il 14 febbraio