La nuova produzione di Virgilio Sieni in scena a Cango

Virgilio Sieni aggiunge due titoli alla sua ormai vastissima produzione pluridecennale: tra 19 e 29 dicembre, al Cango, vanno in scena “Danze contro il malocchio” (con Claudia Caldarano e Claudia Catarzi) e “Danza cieca” (con lo stesso Sieni e il danzatore non vedente Giuseppe Comuniello); a dialogare con la danza, la musica elettronica eseguita dal vivo rispettivamente da Michele Rabbia e Spartaco Cortesi.

Non è raro che Sieni guardi al mito, alle tradizioni ancestrali, all’antico. E non è un caso che la colonna sonora, pur senza prescindere dalle nuove tecnologie elettroniche, si basi sulle percussioni, primi strumenti musicali della storia e imprescindibilmente legati alla danza: si pensi al ritmico battere dei piedi sul suolo durante le danze rituali, propiziatorie e apotropaiche. Nella ricerca sul gesto e nello studio sul corpo umano nella sua dimensione più pura e primigenia, è necessario riconoscere tutte quelle abitudini che appartengono al comportamento stereotipato dell’uomo nel quotidiano e nella società. Virgilio Sieni, che è noto per l’attenzione sui plurimi significati del gesto, con “Danze contro il malocchio” analizza un ulteriore aspetto del nostro patrimonio culturale. Tra gli usi più antichi, il malocchio ha sicuramente un posto d’onore capace di andare oltre la razionalità e la scienza. Il malocchio in qualche modo limita la spontaneità intesa come libertà gestuale, comportamentale, estetica e di pensiero: presuppone effetti malefici, spinge a indossare oggetti che lo tengano lontano e implica pratiche che provvedano a eliminarlo. Il malocchio è in grado di superare confini linguistici e culturali e appartiene all’uomo da sempre; oggi, sebbene ancora radicato, è spesso considerato al pari di una credenza retrograda e primitiva: per scomodare nuovamente la psicanalisi, non ci rendiamo conto di essere davanti a quel bagaglio che Freud chiamerebbe Super Io o che forse è addirittura ancorato a tutte e tre le dimensioni dell’essere freudiano (quindi anche all’Io e all’Es).

Claudia Caldarano e Claudia Catarzi sono poi portatrici di un’altra credenza, quella che lega il femminile ai poteri soprannaturali: le donne come streghe, conservatrici di segreti paranormali e perciò considerate pericolose e demoniache. Ma Sieni va oltre: le danzatrici sono vestite di bianco come fantasmi, rappresentanti di ciò che rimane, immortale, di un uso consolidato; o forse il bianco è emblema di generici statuari reperti archeologici dei quali non resta che un’aurea di misteriosa e candida bellezza a celare l’originale policromia. Caldarano e Catarzi agiscono ognuna su una propria pedana, illuminate da una luce asettica che le priva delle proprie ombre; il contatto tra loro si risolve attraverso lo sguardo e i due corpi si uniscono solo in pochi istanti. I due corpi femminili sono l’uno lo specchio dell’altro. Interessante il gioco dei punti di vista: gli spettatori posti ai lati della piccola tribuna del Cango sono spinti a osservare soprattutto la dimensione opposta alla propria posizione mentre chi siede al centro, più neutralmente, vede la stessa figura raddoppiata. Le due parti si muovono specularmente e poi, col progredire del tempo della performance a simulare un tempo indefinito, acquisiscono autonomia senza rinunciare allo sguardo e al ricordo reciproco. Il tema dello specchio richiama altri grandi topoi del mito, del romanzo, della fiaba: Narciso, Dorian Gray, la matrigna di Biancaneve e la loro vanità complessa e non priva di dolore.

È forte l’intesa tra le due danzatrici, già insieme in “Posare il tempo”, opera della stessa Catarzi che, in occasione di “Danza contro il malocchio” si spoglia della propria veste di coreografa per farsi interprete. Un altro piacevolissimo lavoro di Sieni, che stimola la riflessione sul gesto, sull’antropologia e sulle nostre più intime origini.

Firenze – CANGO CANTIERI GOLDONETTA, 20 dicembre 2019.

Benedetta Colasanti

DANZE CONTRO IL MALOCCHIO – Coreografia: Virgilio Sieni; interpreti: Claudia Caldarano, Claudia Catarzi; musica dal vivo: Michele Rabbia; produzione: Fondazione Matera-Basilicata 2019, Compagnia Virgilio Sieni.