Casa di bambola è un dramma complesso, vivo, di sconvolgente forza che attraversando i secoli riesce ancora a trafiggere gli spettatori.

La maestria attoriale dei protagonisti trascina in una casa di cassetti e scrigni, in ogni angolo un segreto, una lettera, un pensiero. Tutto accuratamente conservato e preservato, tutto custodito come solo la vita merita di esser tenuta.

É un incedere sempre piú forte, che tiene la platea immobile e rapita dai protagosti, dalla loro voce, dalla magnificenza del recitare. I personaggi si delineano sempre piu forti man mano che la storia si narra, ognuno assume connotati chiari che altro non fanno se non innamorare un pubblico stordito da tanta bravura.

É uno schiaffo continuo che giunge, un inquieto divenire che raggiunge culmini di genialitá. La regia di Roberto Valerio ha saputo creare un crescendo unico. Torvald, da lui stesso interpretato, si tramuta da ossessivo, pedante, saccente uomo, ad ingrato, folle, presuntuoso marito. Un uomo che altro non desidera se non la sua bambola bambina da manovrare con i fili di una ostentata rettitudine.

Muta la sua Nora(Valentina Sperlí), una Mary Poppins minuta, scattante ed entusiata, diventare “donna”, diventare una persona sottratta ai vincoli imposti dalla sua condiziine di assoluta devozione. L’amore per il marito, i suoi figli, l’amicizia. Sentimenti vissuti in disparte, sbiaditi, come i colori di questa obliqua scenografia. Un piano dove tutto sembra scivolar via, tenuto in piedi dai fili del burattinaio Torvald.

L’amore devoto per il marito che la condurrá verso quel “gesto” d’amore che le rivelerá la tragicitá del suo nido, di quella parte di scena che la vede salire, scendere, nascondere, appuntare, custodire: la sua casa di bambola. Nora che tutto nasconde, si sente libera di “esistere” solotanto fra gli abbracci del dottor Rank: gentile, premuroso compagno, complice mascolinitá che non osa, non eccede, non trascende.

Casa di bambola

Lui impeccabile galantuomo, sereno, sincero, innamorato, fedele amico. Il dramma segue e ciascun personaggio si tramuta. Il mastodontico Krogstad (Michele Nani) che al suo apparir in scena spaventa per la nera maestositá che lo distingue. É l’ombra nera del vile denaro, del riscatto impossibile, dell’errore cui mai si potrá rimediare. Eppure anche questa figura riesce a mostrare la sua umanitá. Sará la dolce signora Linde (Carlotta Viscovo) che con il suo sorriso e la sinceritá del suo profondo affetto si fará nuovamente spazio nel cuore serrato di un uomo deluso e spaventato.

Un uomo che ritrova la fiducia in sé e saprá farne sorrisi. É un dramma in divenire, un crescendo di emozioni, che raggiunge la massima tragicitá sulle note della tammurriata che Torvald balla manovrando la sua bambola Nora.

L’epilogo é noto a tutti, eppur ancora una volta ci si chiede se questa piccola bambola riuscirá a spezzare i fili che la legano al suo amore padrone, se sará capace di raggiunger la maturitá e la consapevolezza, se riuscirá a farsi trasportare dall’onda di ribellione, a lasciare la sua casa-gabbia ed iniziare a vivere.

Lo spettacolo é sublime, a Roberto Valerio il merito di aver saputo donare giusta espressione a questo testo, la cui la bellezza assoluta si scolpisce in ognuno che abbia la sensibilitá di leggerlo, e fra le righe viverlo.

Vista a Roma, teatro Vascello, 27 gennaio
 Elena Grimaldi