Alla sua terza edizione come direttore artistico di Benevento Città Spettacolo, il regista Renato Giordano, riporta all’interno della storica manifestazione, ideata e diretta 39 anni fa da Ugo Gregoretti, il teatro come protagonista di un festival che, inevitabilmente, ha negli anni faticato non poco per ritrovare un’identità, ma che, crediamo, sia sulla strada giusta grazie pure al dichiarato intento volto ad un coinvolgimento anche del grande pubblico. Dopo l’apertura del Festival col concerto di Fiorella Mannoia (personalità indubbiamente prestigiosa nel panorama musicale italiano, interprete raffinata e dal forte temperamento) ad un’altra primadonna è stato affidato il compito di inaugurare la sezione teatrale con uno spettacolo di grande impegno recitativo e sicuramente coraggioso quale “Una relazione per un’accademia”, drammatizzazione del racconto di Franz Kafka che già oltre 30 anni fa fu portato in scena da Vittorio Gassman, e che ora vede protagonista assoluta una straordinaria Marina Confalone. Grande metafora sulla lotta umana per raggiungere l’obiettivo della libertà, il racconto di Kafka, che fu coevo di Charles Darwin e le cui scoperte furono senz’altro alla base di quest’opera, si ritrova a fare i conti con un mondo, quale quello attuale, in cui l’uomo trova difficoltà a raggiungere i suoi obiettivi di dignità, e la cui lotta è del tutto simile a quella che Confalone in scena interpreta senza concedere nulla alla speranza se non la forza disperata di un essere vivente che decide di uscire dalla sua animalità e di conquistare il proprio territorio. Ed è davvero impressionante ascoltare e vedere l’attrice, che riesce a trasformare la propria fisicità, la propria voce, a favore di quest’umanoide geniale, e se pure in più momenti il divertimento affiora dagli spettatori, resta un divertimento che si manifesta a denti stretti, per l’innegabile forza empatica dell’attrice, che cura la regia dell’allestimento, dopo l’anteprima che anni fa la vide protagonista con la supervisione di Carlo Cerciello. Sicuramente questo spettacolo rappresenta, per Confalone, per la produzione Diaghlev e per il festival stesso, una grossa scommessa, vinta, per fortuna, ma non  in maniera scontata.

Il teatro di questa edizione numero 39 del Festival sannita ha avuto altri pochi ma interessantissimi appuntamenti, con spettacoli afferenti a generi diversi, che, in qualche modo, fanno ben intendere il progetto del direttore di offrire una varietà di occasioni di divertimento e riflessione, dal secondo step del progetto “Who is the King” sulla drammaturgia Shakespeariana (che fa da eco al primo che è andato in scena all’ultimo Napoli Teatro Festival) di Lino Musella, Andrea Baracco e Paolo Mazzarelli, prodotti da “La pirandelliana”, alla commedia agrodolce di Stefano Reali “Divorzio alla romana”, diretta dallo stesso direttore Giordano, a “Il cigno nero e il cigno bianco” di e con Roberto Napoletano e “Come se foste a casa vostra” commedia di grande contemporaneità su emigrazione e razzismo. Interessante anche la sezione off, che, curata da Peppe Fonzo, ha visto in scena Aldo Rapè con “Pinuccio” e Angelo Colosimo con “Simu e Pùarcu”. Il ricco e variegato programma del festival, si è diramato in sezioni e sottosezioni quali la Danza, il Cinema, la letteratura, il Cabaret (con una presenza eccellente quale quella di Nino Frassica) e, naturalmente la Musica (da quella colta e di ricerca a Gigi D’Alessio). Un grande sforzo organizzativo che, in vista della quarantesima edizione, nel 2019, ci auguriamo possa focalizzare maggiormente le sue energie su una proposta ancora più mirata ad un divertimento pensato così come quanto messo in campo quest’anno fa ben sperare.

Gianmarco Cesario