Antonio e Marcel, una storia di scoperta di sè nel terzo volume di Zeroventi
Nel terzo volume di Zeroventi, intitolato Antonio e Marcel, Matteo Bussola e Emilio Pilliu ci conducono in una storia che parla di riconoscimento, vulnerabilità e scoperta, con il tono leggero e malinconico che ormai contraddistingue la serie.
Antonio è un uomo abituato a vivere i rapporti con sicurezza e ironia, protetto da una maschera di maschio sicuro di sé, ma l’incontro con Marcel, ventinovenne istrionico e sensibile, lo spiazza completamente.
In un lampo, in quei “zero virgola venti secondi” che danno il titolo alla saga, qualcosa si incrina e Antonio si ritrova costretto a guardare dentro se stesso, a interrogarsi su ciò che prova, su chi è e su quanto le etichette che ha sempre usato per definirsi siano ancora valide.
La forza del racconto sta nel suo equilibrio: Bussola non giudica, non spiega troppo, lascia che siano i gesti, gli sguardi, i silenzi a parlare.
Pilliu accompagna la scrittura con un tratto in stile manga ora romantico ora ironico, con una pulizia notevole ed una definizione dei personaggi incredibile.
Napoli, con le sue luci calde e le ombre morbide, fa da cornice viva e respirante a una storia che potrebbe appartenere a chiunque abbia mai sentito il terreno spostarsi sotto i piedi per un sentimento imprevisto.

Zeroventi 3 è una commedia sentimentale che diventa riflessione sull’identità, sull’apertura e sulla libertà di cambiare, senza perdere la propria tenerezza di fondo.
Il volume riesce a parlare d’amore in modo universale, senza costruire barriere tra generi o orientamenti: il centro non è “chi si ama”, ma “cosa succede quando si ama”.
Alcuni lettori potrebbero desiderare un’analisi più profonda del percorso interiore di Antonio, ma la scelta di mantenere il racconto leggero e immediato è coerente con lo spirito della serie, che da sempre preferisce suggerire piuttosto che spiegare.
In questo equilibrio tra introspezione e quotidianità sta il suo fascino più grande. Zeroventi – Antonio e Marcel è una storia che non vuole dare lezioni, ma offrire uno specchio: un piccolo, sincero viaggio verso l’accettazione di sé, in cui ogni emozione arriva all’improvviso e lascia il segno, proprio come un battito di ciglia che dura, appunto, zero virgola venti secondi.
Gaetano Cutri

