“Trattami bene” di Antonio Mocciola al Tin
Quando la passione diventa dominio

 

La pièce “Trattami bene”, in scena al Teatro Instabile Napoli, si presenta come un confronto viscerale e allo stesso tempo dolorosamente elegante tra visibilità pubblica e intimità privata.

Scritto e diretto da Antonio Mocciola, lo spettacolo prende spunto da una storia vera che vede protagonisti due vere icone del ’900, Marlon Brando e James Dean. I due notissimi attori sono costretti in una gabbia di ruoli, aspettative e sofferenze, uno scenario inedito per le personalità che conosciamo.

La scena è cruda e asciutta: ambientata nel 1954, in un appartamento che diventa teatro di giochi di dominazione. Marlon comanda, James esegue, la relazione è fatta di passione violenta e di una fragilità che si traduce in nudità non solo fisica ma anche emotiva.

L’ambientazione storica sembra quasi un pretesto: lo sguardo risulta puntato più che mai verso l’oggi, dove la celluloide e il glamour riescono ancora a camuffare abusi e silenzi. Sul piano attoriale, la performance di Eduardo D’Orsi in veste di Marlon Brando è intensa, vibrante di una tensione che pare sul punto di esplodere, trattenuta solo da un controllo quasi ossessivo.

La sua è una tensione costantemente palpabile, nonostante il suo ruolo di supremazia assoluta nei confronti del compagno. Il tutto serve a nascondere una personalità fintamente imperante che potrebbe nascondere più di una fragilità.

Al fianco, Stefano Coppola interpreta James Dean in una veste che appare vulnerabile, esposta è il termine giusto. Recita completamente nudo dall’inizio alla fine, offrendo non solo il corpo ma l’anima e il suo privato allo sguardo del pubblico.

È un atto di coraggio scenico che, al di là del semplice espediente visivo, il suo James Deane mette a nudo il suo privato, la sua vera essenza.

Lo spettacolo dosa bene gli elementi di glamour, citando pezzi grossi dell’epoca, con quelli dell’orrore silenzioso: la dipendenza psicologica, la dinamica di predatore e preda.

Nello spazio del Teatro Instabile, la vicinanza con gli interpreti restituisce al pubblico una dimensione intima, quasi claustrofobica. Questo rappresenta un espediente congeniale allo spettacolo andando ad amplificare il disagio, la partecipazione, e soprattutto la riflessione.

Lo spettacolo, come tutti quelli di Mocciola, non teme di andare oltre il bello e comodo: esplora i confini, le zone d’ombra.

La regia, supportata da una collaborazione alla direzione di Giorgio Gori, si fa dono di un potente minimalismo scenografico.

Non ci sono fronzoli, solo una scrivania e una bottiglia continuamente svuotata. Il protagonista è l’essere umano nudo, nelle sue contraddizioni.

In definitiva, “Trattami bene” non è una semplice rievocazione di un episodio storico, ma un dispositivo teatrale che interroga lo spettatore su cosa significhi essere visti, desiderati, posseduti. E soprattutto su cosa accade quando l’amore diventa violenza, quando la passione si trasforma in dominio, nascondendo le proprie insicurezze.

È un invito forte, a uscire dalla seduzione dell’immagine e guardare le ferite sotto la pelle, che spesso ci sono ma non si vedono.

Gaetano Cutri

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