“Vanini”, Mocciola omaggia gli atei uccisi dalla chiesa
A Salotto RosAnto le parole taglienti del filosofo salentino

 

Quando si inaugura un salotto culturale, in una città con sempre meno spazi creativi come é Napoli, é sempre un’ottima notizia. Salotto RosAnto prende nome dal proprietario del bellissimo appartamento in Borgo Orefici (Rosario Terracciano) e il direttore artistico Antonio Mocciola, che per l’occasione riporta in scena “Vanini, l’aquila degli atei”, finora prooposto solo al Salotto Sommer di Marta Bifano.

Ottima idea quella di parlare di un illustre (ma poco conosciuto) filosofo e scrittore, che Eduardo D’Orsi incarna nella sua ultima ora, prima del rogo che gli toglierà per sempre la blasfema – e ironica – parola. Una delle tante, troppe, vittime della furia moralizzatrice della chiesa. Siamo nel ‘600, ma quando Vanini prende la parola, in punto di morte, Mocciola gli fa parlare la lingua del 2000, a dimostrare che niente – se non nelle forme meno cruente – é cambiato, soprattutto nei paesi arabi, dove gli atei sono puntualmente arrestati e uccisi.

Completamente nudo, e spesso legato, per tutto lo spettacolo, Eduardo D’Orsi offre una prova di notevole slancio, sia nelle parti soliste, sia nel dialogo intimo e serrato con il suo frate confessore (e poi infame spia) interpretato da Stefano Coppola con ieratico distacco, turbato ogni tanto da pensieri indecenti verso il reo che dovrebbe redimere.

“Vanini” si muove con ambiguità tra tentazioni omoerotiche e dichiarazioni di fiero orgoglio agnostico, restando sempre credibile e captando l’attenzione del pubblico.

Una serata riuscita, elettrizzante, magnetica, cui è seguita la cena e il sempre stimolante confronto con gli attori e l’autore e regista, coadiuvato da Barbara Lafratta.

Non è facile, nelle serate private (spesso edulcorate e un po’ innocue) assistere a spettacoli così potenti e disturbanti, che di solito si incontrano nei – sempre più rari – teatri off.

Alessia Coppola

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