Daniele Mancusi nudo per il progetto “Addosso”
“Ma col mio corpo ho un rapporto ambivalente”

Abbiamo intervistato Daniele Mancusi, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionali?

Pur essendo laureato in Psicologia, ho coltivato la passione per l’Arte fin dalla più tenera età. Il mio primissimo contatto col colore è avvenuto intorno ai 4-5 anni quando i miei genitori decisero di iscrivermi a un laboratorio di osservazione e sviluppo, ai tempi all’avanguardia, che lasciava i bambini liberi di esprimersi attraverso varie attività, tra cui la pittura e la lavorazione dell’argilla. Erano i lontani anni ‘80. Da quel momento non ho mai smesso di dipingere e di scolpire, seppur a fasi alterne, e alcune mie opere sono state esposte in mostre nel Comune di Napoli. Inoltre, intorno alla maggiore età, ho recitato in una compagnia teatrale napoletana per cinque anni. Ma la mia passione più grande è sempre stata e continua a essere la scrittura; non sono mai stato un bravo oratore, ma quando mi trovo di fronte a un foglio di carta bianco, non riesco a trattenermi dal lasciar volare la fantasia e mettere tutto per iscritto; la scrittura mi mette a mio agio e mi libera. In passato ho pubblicato due raccolte di poesia e ho partecipato a svariati concorsi letterari. Al momento mi occupo esclusivamente di prosa; da un po’ sto lavorando a un romanzo piuttosto corposo e scrivo svariati racconti brevi che, in futuro, vorrei raggruppare in un’antologia. Il mio sogno più grande e recondito è di vederli rappresentati in corti cinematografici. Ritengo che il mio genere sia inclassificabile e ampio, in una parola: estremo; amo evidenziare i contrasti tra elementi opposti e perciò non esito a mescolare contenuti romantici ed erotici molto espliciti con l’orrore più puro e violento. Perversioni, allucinazioni, disperazione, dolore e follia sono il mio pane.

Sei fortemente radicato al territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale?

Per rimanere in tema di contrasti, nei confronti di Napoli ho un atteggiamento molto ambivalente: vivo la mia città come una Madre dalla doppia faccia: una che genera e nutre e l’altra che distrugge. E a prescindere dal volto che “emana”, non posso che sentirmi dipendente da essa. D’altronde Napoli è doppia per definizione, così colma di vitalità ma al tempo stesso oscura, soffocante e con la morte nel cuore; anche la popolazione sembra a volte scindersi in due schieramenti antitetici che convivono, elemento enfatizzato anche dalla conformazione urbanistica della città. Napoli è indefinita e indefinibile, proprio come la sirena Partenope che di fatto è asessuata e duplice, la si può solo vivere per capirla e sentirla. Per quando concerne l’aspetto culturale, credo da una parte che, soprattutto in questi ultimi anni, si stiano facendo passi importanti nella promozione della vera cultura, ma al tempo stesso rimangono parecchie lacune e limiti che purtroppo sono, almeno a mio parere, subordinati a un filone consumistico e basato sull’immagine che dilaga nel mondo intero; troppi influencer, troppa ristorazione e poca sostanza (librerie ed eventi culturali, degni di chiamarsi tali).
Almeno per quanto riguarda il mio vissuto personale, non sento che il mio essere napoletano abbia rappresentato una marcia in più e non lo credo nemmeno per gli altri; per me ciò che fa la differenza è l’individuo singolo. Ognuno è diverso, a causa di un numero esagerato di variabili che vanno ben oltre il mero luogo di provenienza e di vita. Non cedo all’uso di generalizzazioni ed etichette.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

No, non rimpiango nulla del mio percorso, anzi! Avrei voluto maggiori opportunità, semmai. Qualcosa di me che è stata poco compresa? Direi la poesia… e forse il mio vissuto artistico in generale che riflette quello interiore. Ricordo che tanti anni fa, un editore molto serio e professionale (pubblicava solo per merito e senza richiedere compensi in denaro) confessò di essere rimasto molto colpito dalla mia seconda raccolta di poesie; le definì ermetiche, estremamente profonde e fuori dal tempo. “Dove credi di poter arrivare con questi testi, Daniele? Ma lo vedi il mondo lì fuori come è messo?”, disse. Motivo per cui, suo malgrado, decise di non pubblicarmi perché solo pochissimi avrebbero acquistato il libro.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Partecipare al Progetto “Addosso” è stato fantastico per me! Il primo incontro con Antonio Mocciola fu del tutto fortuito, ci stavamo aggirando per gli scaffali di una libreria del Vomero quando lui attirò la mia attenzione; la proposta di partecipare al progetto fotografico arrivò poco dopo e io accettai subito. Era la primissima volta che posavo nudo per essere ritratto in foto e fu molto emozionante. Certo, un po’ di tensione c’era, soprattutto all’inizio, ma ricordo che poi mi sciolsi e che sarei rimasto nudo fino alla notte.
Il rapporto che ho col mio corpo è anch’esso ambivalente; adoro la mia parte bassa (gambe consistenti e allenate e piedi taglia 48!) ma detesto il torace, troppo “sottile”. In compenso mi piacciono molto il viso e gli occhi verdi.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 

Assolutamente sì, il problema c’è, eccome! Il nudo femminile è ormai del tutto sdoganato ma su quello maschile vige ancora un tabù molto forte e radicato, soprattutto nei confronti del pene. Per alcuni aspetti siamo agli antipodi della cultura antica greca e romana che invece valorizzava il nudo maschile ed enfatizzava il ruolo apotropaico e vitale del fallo. Conservo ancora gelosamente memoria delle mie esperienze naturiste nelle SPA e nelle saune tedesche, soprattutto a Berlino. Stare tutti nudi, insieme, in armonia e con ambo i sessi, mi ha donato un’esperienza indimenticabile che vorrei tanto diventasse la norma anche qui in Italia dove l’antigienico uso del costume resta obbligatorio.

Sam Valenti

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