Ivana D’Alisa modella per “Addosso”
“Oggi accetto tutte le mie imperfezioni”

Abbiamo intervistato l’attrice Ivana D’Alisa, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso la “modella per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale di attrice?

Racconterei il mio percorso artistico con aria sognante, perché quello è stato: un misto tra sogno e caso fortuito . Non avrei mai pensato di intraprendere questa carriera perché sono sempre stata una persona timida, anche se a volte non si direbbe. Ero quella che alle elementari volevano coinvolgere nelle recite scolastiche ed io mi rifiutavo, per poi ritrovarmi in cortile ad improvvisare sketch comici con i compagni. C’era qualcosa in me che nemmeno io conoscevo. Tutto è partito da un corso di teatro che ho frequentato a scuola in III liceo per stare più tempo con i miei compagni. L’attore che ci dirigeva aveva visto “quel qualcosa” e  mi fece provare ad interpretare personaggi diversi, mi divertii tantissimo! Così  mi consigliò di iscrivermi ad una scuola di teatro e così feci. Dopo  il diploma, mi iscrissi  all’Accademia d’arte drammatica del Politeama diretta da Guglielmo Guidi contemporaneamente alla facoltà di giurisprudenza. Allo spettacolo del diploma interpretavo una maga strampalata in “Spirito allegro” di Coward, vennero alcuni attori della compagnia di Gino Rivieccio a vedere lo spettacolo e mi presentarono a Gaetano Liguori. Da lì iniziò il mio percorso. Iniziai a lavorare con Antonio Allocca, Gino Rivieccio, Rino Marcelli, Sergio Solli, Gigi Savoia, con il Maestro Aldo Giuffrè (fu un’esperienza indimenticabile), Luigi De Filippo, Gigi E Ross, Valentina Stella, Giacomo Rizzo . Ho seguito vari corsi per perfezionarmi, studiando canto con Lello Abate, partecipando ad un seminario con I. Lebreton. Contemporaneamente approcciai al cinema con un film di Woody Allen “to Rome with love”, ed i Millionari con Gianfranco Gallo, la tv con La Squadra, e alla Rai con Neri Marcorè e Lillo e Greg in una trasmissione per i ragazzi. Poi la mia curiosità mi spinse anche ad avvicinarmi alle Guarattelle con il Maestro Leone, un mondo magico! Ho presentato svariati eventi e faccio ancora parte della giuria del premio letterario internazionale “Scriptura” a cura di Anna Bruno. Ho collaborato con Marco Lanzuise e Rosario Verde ed ora ho approcciato anche la radio, con una collaborazione con “Vikonos digital Radio”, la prima radio della penisola sorrentina che, in collaborazione con Radio Marte e Calcio Napoli 24,  accomuna  tradizione e innovazione. Sono stati anni di intense emozioni, di studio e disciplina, che oggi, in teatro, ma non solo, si è un po’ persa.

Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletana?

L’essere napoletana, la sensibilità e la curiosità insita nella nostra popolazione, mi ha aiutato tanto in alcuni ruoli. Certo occorreva maggiore studio di dizione quando  affrontavo testi classici o presentavo eventi. Ricordo che ebbi la fortuna di partecipare ad un workshop con Elizabeth Kemp , membro dell’Actor’s Sudio a Roma con attori che provenivano da ogni parte del mondo, un corso molto impegnativo, ma meraviglioso! Dovevamo scrivere ed interpretare un personaggio. Io scelsi di studiare una mia zia, la sorella più grande di mio padre, zia Erminia, zia mia…. e dei miei amici. Essendo la prima figlia di sette fratelli, ha dovuto badare alla famiglia ed occuparsi dei fratelli più piccoli, rinunciando ai suoi desideri, allo studio e sposandosi tardi, non avendo, così, potuto avere figli, al fine di accudire la famiglia. Una donna forte e sempre con un fare ottimistico, che in macchina, quando uscivamo, si applicava a leggere anche i cartelli per strada pur di esercitarsi. Ha vissuto una condizione comune alle donna dell’epoca, che non ha potuto scegliere, purtroppo, la sua vita . Questo personaggio classico napoletano, mi ha aiutato tantissimo nell’interpretazione, poco tempo dopo, di Sesella in “Quaranta ma non li dimostra” con il Maestro Luigi De Filippo. Due anni di tourné e più di 300 repliche. Un’esperienza indimenticabile.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Rifarei tutto quello che ho fatto, nel bene e nel male. La timidezza e l’educazione a volte sono state poco comprese.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Sono stata onorata di essere stata coinvolta nel progetto “Addosso”. Ammiro molto i lavori di Antonio Mocciola. Quando ho ricevuto l’invito a partecipare ho subito accettato. Questa esperienza è arrivata in un momento particolare in quanto mi ero fratturata un piede. Ero avvilita: avevo ed ho tanti interessi, il mio lavoro, l’avvocatura, l’insegnamento, e non potevo fare nulla. Dovevo stare ferma. E proprio in periodi come questi ci si riscopre e si rifiorisce. Riscoprii le mie vecchie passioni, la pittura, la letteratura greca e latina, ho redatto tesi di laurea in diritto e ho scritto  una pubblicazione sull’inclusione e ho ripreso a cucire. Lasciai i miei capelli naturali ricci e iniziai a fare yoga. Ero particolarmente “libera”, per cui approcciai con naturalezza a questa esperienza. Inoltre sono molto vicina al tema dell’omofobia in quanto ho molti amici che hanno sofferto tanto nella loro vita: alcuni, non accettati dalle famiglie, sono stati costretti a trasferirsi all’estero. Ieri come oggi la situazione resta secondo me, purtroppo  invariata. Dietro tante belle parole, ci sono realtà ancora difficili da affrontare ed è secondo me assurdo! Viviamo in un’epoca ambigua: si incita alla libertà ma si resta ancorati a considerazioni  obsolete. Durante  il servizio fotografico di  “Addosso” non mi sono sentita per niente a disagio, avendo incontrato tutte persone molto gentili e competenti. In quel periodo, come oggi, ho un bel rapporto con il mio corpo. Accetto le mie imperfezioni che mi rendono quella che sono. Ovviamente tale serenità arriva dopo un percorso, in quanto durante l’adolescenza avevo un rapporto combattuto con esso. Con il senno di poi, avrei potuto farmi meno problemi.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo?

Come dicevo prima, oggi ci ritroviamo in un periodo particolare. Incitiamo tanto alla libertà in senso generale, ma siamo ancora troppo bigotti e finti perbenisti. Sebbene lo studio e la rappresentazione artistica del corpo sia stata una costante in tutta la storia dell’arte, troppo spesso ancora oggi si parla di nudo con accezione negativa, anche in campo artistico, e non dovrebbe essere così. Tale situazione verte anche in altri Paesi, non solo in Italia. Insomma, credo che ci sia ancora tanta strada da fare.

Sam Valenti

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