“Una piccola goccia d’inchiostro”
Vincenzo Patanè riabbraccia suo zio Elvio

 

Esce per la raffinata Il Ramo e La Foglia Edizioni l’ultimo lavoro letterario di Vincenzo Patanè, giornalista e critico cinematografico di origini siciliane (Acireale, una delle perle joniche) ma napoletano di adozione e di elezione. Il titolo è minimale e potente assieme, “Una piccola goccia d’inchiostro”, e prosegue con coerenza un apprezzato percorso professionale, con spiccate caratteristiche identitarie, che Patanè porta avanti da decenni.

Partendo dalle lettere ritrovate di zio Elvio alla sorella Rosa tra il ’53 e il ’65, Patanè ricostruisce una storia appassionante e per certi aspetti lacerante, quella di un ragazzo che in quell’epoca bigotta si trovò a combattere contro le proprie pulsioni omosessuali, la solitudine, lo sgomento. Sullo sfondo l’Italia del dopoguerra e una famiglia oppressiva, ma è il viaggio in Danimarca, allo scopo di cercare una riassegnazione di sesso, il primo spartiacque narrativo. Due anni prima, l’impresa era riuscita a Christine Jorgensen. Siamo nel 1954, Elvio ha 26 anni e alle spalle già tanto dolore. L’amore lo coglie però nella sua Napoli, e lì tutto acquisisce un nuovo senso, a partire dal dolore stesso.

Attorno ad Elio, l’autore ricama figure di brillante efficacia: il dispotico padre, emblema di feroce patriarcato, la comprensiva sorella Rosa, il fatale Antimo, l’Amore. In una lotta coraggiosa e inesausta contro una società che, oggi quasi come allora, tende a diffidare dei “diversi”, Elio espone la sua natura fino alla fine, in un mitologico “viaggio dell’eroe” che coinvolge ed emoziona, soprattutto al pensiero che, come dimostrano le foto alla fine della narrazione, questo ragazzo in cerca d’amore è realmente esistito. La sua vita lunga e travagliata parla ancora adesso alle anime di oggi, a chi ne sa riconoscerne i tormenti, gli slanci, le paure, le rivolte.

Vincenzo Patanè ama Napoli, e questo sentimento traspare ad ogni riga, tanto da proporre un glossario per aiutare i lettori in difficoltà a capire meglio certe espressioni gergali. Eppure la città, coi suoi violentissimi contrasti, non ruba la scena al protagonista, che si staglia come figura di notevole presenza, tanto da desiderare di vederla al cinema, magari con un attore dalle qualità che aveva un Carlo Delle Piane, ad esempio.

“Una piccola goccia d’inchiostro” si ritaglia, senza alcun dubbio, un posto più che onorevole in quella che, per certi scaffali di libreria, viene indicata come “Letteratura glbt”. E se deve essere etichetta, etichetta sia. Ma questo libro è di più. Romanzo di formazione, epopea quotidiana, viaggio mitico. Sempre d’amore si tratta.

Antonio Mocciola

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