La sceneggiatura del film di Ettore Scola riportata sulla scena dal regista Massimo Alì al Teatro di Cestello durante le giornate della Memoria.

una-giornata-particolareAppare quasi inconcepibile che solo pochi decenni fa l’Italia (e l’Europa) abbia assistito a giorni “particolari” come quello narrato da Ettore Scola, Maurizio Costanzo e Ruggiero Maccari, sceneggiatori del film del 1977 “Una giornata particolare” per la regia di Scola, riportato sulla scena teatrale dal regista Massimo Alì al Teatro di Cestello di Firenze. Ancora non siamo capaci di spiegarci come sia possibile essere arrivati “a quel punto”. Ce lo chiediamo ogni anno, a fine gennaio, poi è come se nessuno ci pensasse più. Sono momenti su cui riflettere, “da ricordare” per evitare che la storia si ripeta. Anche se amaramente bisogna ammettere che ai tempi d’oggi sono ancora troppe le situazioni che rammentano gli anni Venti e Trenta del Novecento. La storia ha insegnato poco se ancora le masse credono alle bugie di gente corrotta, seguono le idee illusorie di personaggi spregevoli, si lasciano abbindolare da discorsi retorici. La storia non ha lasciato traccia se ancora in alcuni paesi i diritti umani non sono considerati inalienabili e se alcune categorie di persone vengono considerate poco più che nulla. Siamo un popolo che, purtroppo, (nonostante ricorrano ogni anno le “Giornate della Memoria”) dimentica presto e compie gli stessi ignobili errori; e ancora l’intolleranza e la discriminazione sono ampiamente diffuse in tutto il mondo.

La storia è quella di due persone, confuse, disperate, sole. Sono un uomo e una donna che si incontrano per caso nel palazzo in cui abitano e che riescono, sebbene per poche ore, a far emergere ciò che brucia dentro di loro. Sullo sfondo di questa piccola vicenda un evento storico che ha segnato drasticamente il secolo scorso: la visita di Hitler a Roma e il suo incontro con Mussolini. Per tutta la durata dello spettacolo, come accadeva anche nel film, si sente la voce del radiocronista che racconta i momenti salienti di quel 3 maggio 1938. Antonietta è una napoletana trapiantata a Roma, sposa e madre di una famiglia numerosa, incarna l’ideale fascista di donna: priva di idee, dedita alla casa e a procreare. È sciocca, ingenua, ma ben consapevole in realtà della sua condizione di esclusa. Gabriele, invece, è un uomo colto, “un essere pensante”, ma non rispecchia l’immagine maschile voluta dal regime: è omosessuale, per questo isolato, considerato perverso e condannato da un’etichetta e da un’ideologia totalitaria e discriminante. Posti l’uno di fronte all’altro sembrano guardarsi in uno specchio e, improvvisamente, esplodono: è un urlo disperato, un desiderio di comprensione e di aiuto. Ma nessuno dei due, in fondo, può veramente compensare il dolore dell’altro. Antonietta lascia venir fuori una passione repressa, il suo bisogno di amare e di essere amata, di essere trattata con dolcezza e rispetto, tutte cose che non riesce a ottenere certo dal marito; Gabriele sfoga su di lei la sua rabbia, le sue frustrazioni per tutto ciò che ha subito e ancora dovrà subire, la perdita del lavoro, le umiliazioni, l’emarginazione. È un attimo, in cui scaricano tutta la loro sofferenza. Poi ognuno andrà incontro al suo destino.

La Compagnia Teatro a Manovella ha riadattato per il teatro il film di Ettore Scola, i cui protagonisti erano due attori di alto livello come Sofia Loren e Marcello Mastroianni. In verità il testo è stato lasciato praticamente intatto, rivelando una forza scenica incredibile. Merito anche della resa interpretativa dei due attori, Giulia Cavallini e Leonardo Venturi, raffinati nella loro recitazione naturalistica e intimamente emotiva. Ottima la direzione registica che rende lo spettacolo a tratti commovente: viene posta molta cura sui dettagli, sui silenzi, sulle pause, sulle azioni quotidiane intrise di significati profondi. Giusta anche la scelta dell’impostazione scenica (di Francesca Leone): il palco contiene due spazi in uno (le due abitazioni) che si sovrappongono e si alternano per mantenere la continuità e la tensione alla rappresentazione.

FIRENZE – Teatro di Cestello, 23 gennaio 2014

Mariagiovanna Grifi

 

UNA GIORNATA PARTICOLARE – Regia: Massimo Alì; Autore: Ettore Scola; Interpreti: Giulia Cavallini, Leonardo Venturi; Scene: Francesca Leone; Aiuto Regia: Giacomo Casali, Sara Santarnecchi; Compagnia: Teatro a Manovella.