L’ultimo spettacolo del drammaturgo toscano interpretato da Luisa Cattaneo in prima nazionale al Teatro delle Donne di Calenzano.

Con “Shenzhen significa inferno”, presentato in prima nazionale al Teatro delle Donne di Calenzano (Fi), Stefano Massini prosegue la propria riflessione sul mondo del lavoro e lo fa, come già in “7 minuti”, ispirandosi a reali fatti di cronaca. In questo caso agli avvenimenti che hanno visto protagonista una fabbrica-lager cinese dove vengono assemblati telefoni cellulari, in una zona, quella della provincia di Guangdong, tra le più popolate e povere della Repubblica Popolare Cinese nonostante l’imponente crescita economica e industriale. Un colosso tristemente noto nel mondo per l’ondata di suicidi tra i dipendenti nel 2010.

Quattro operai, due uomini e due donne, vengono rinchiusi in una stanza e sottoposti a sessanta minuti di spietati test durante i quali devono dimostrare, senza possibilità di esitazioni, le proprie capacità lavorative e la propria totale devozione all’azienda. In gioco il raddoppio dello stipendio, o, per chi fallisce, lo spettro del licenziamento e quindi della povertà e della disperazione. La storia è raccontata attraverso la sola voce di Luisa Cattaneo che, come un carnefice, sottopone i quattro candidati, rappresentati in scena da quattro sedie vuote, a una estenuante seduta di psicanalisi inversa, volta a minare qualsiasi certezza e autostima nei dipendenti.

Ma, come vedremo, definire questo testo un monologo è riduttivo. Con un efficace espediente drammaturgico e registico Massini fa coincidere il tempo e lo spazio reali con quelli della rappresentazione. Siamo noi ad essere rinchiusi per sessanta minuti (tanto dura lo spettacolo) in una stanza dove le barriere tra palcoscenico e platea sono annullate dalla presenza di una passerella appoggiata sulle poltrone. Lo spazio della recitazione viene esteso alla platea, la Cattaneo si muove tra di noi, sovrastandoci e sottoponendoci a quello stesso interrogatorio rivolto ai quattro dipendenti. Così, in un abile gioco di scambi che solo il teatro rende possibile, diventiamo quei quattro attori seduti sulle sedie. La loro assenza è annullata dalla nostra presenza. Noi siamo quei dipendenti, ne ‘interpretiamo’ le angosce, le emozioni e le reazioni.

L’immedesimazione e la partecipazione del pubblico è dunque totale. Ma la grandezza di Massini non si ferma qui. Come sempre accade nel suo teatro, non vengono offerte facili e rassicuranti soluzioni; al contrario, un efficace colpo di scena sconvolge la lettura della pièce. E poche, rapide battute sono sufficienti a ribaltare in maniera radicale il nostro punto di vista. Tutto ciò in cui abbiamo creduto nel corso dei sessanta minuti è effimero. Non eravamo noi ad essere sottoposti ad una prova… oppure si?

Calenzano (FI) – TEATRO MANZONI, 14 maggio 2015

Lorena Vallieri

Shenzhen significa infernoscritto e diretto da Stefano Massini; con Luisa Cattaneo. Assistente alla regia: Duccio Baroni; spazio scenico: Fedra Giuliani; disegno luci:  Carolina Agostini; organizzazione: Laura Giannoni; produzione: Teatro delle Donne.