Abbiamo intervistato l’attore e regista Sergio Scorzillo, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come ti presenteresti ai lettori che non ti conoscessero? Quali spettacoli stai preparando in questo momento?
Ho iniziato a fare teatro da giovanissimo, intorno ai sedici anni, con un gruppetto di cabaret che chiamammo I Lunatici. Insieme a testi d’autore (Jannacci, Gaber…) proponevamo testi miei, anche canzoni. Dopo pochi mesi dal debutto, visti gli ottimi riscontri, portammo i miei spettacoli in teatro e in pochi mesi ne proponemmo 4, passando da una formazione a due a quattro. Non mi sono mai fermato da allora, facendo attore, autore, regista, organizzatore. Dopo il cabaret sentii il bisogno di affrontare come attore grandi testi, e ho avuto la fortuna di avere parti importanti in commedie di autori italiani del novecento (soprattutto Pirandello), ma anche di Shakespeare, Ionesco, Rostand…Anche come scrittore mi allontanai dal cabaret e iniziai a scrivere testi impegnati, su grandi temi. Ho avuto come drammaturgo due importanti riconoscimenti nazionali e anche ultimamente una speciale menzione al premio Anima Mundi con il mio spettacolo Amiche. Come voce recitante ho partecipato a decine di spettacoli dal vivo, anche con orchestra, e ho all’attivo decine di incisioni ( ad esempio testi musicati da Verdi, Rossini, Bellini, Donizetti e altri per Ricordi Universal). Ultimamente mi occupo soprattutto delle repliche dei miei ultimi spettacoli: Fuori dal fango ( da cui è stato tratto un film), Prodigus, Amiche, Ballata lirica. Ho pubblicato il libro (tratto da una storia vera) Non ti preoccupare. Sono presidente della associazione (compagnia) Reading Gaol.
Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
Ultimamente si assiste a una restrizione della libertà di pensiero e di espressione davvero preoccupante. Fatico a capire cosa ha portato a tutto questo e come non si alzino grida indignate. Mi pare che la maggior parte della gente in Italia (ma solo in Italia?) galleggi in un torpore mortifero. Soprattutto gli artisti devono essere liberi di esprimersi. L’evoluzione si è sempre avuta andando “contro” l’assodato.
Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
Penso che il Vaticano abbia ancora un peso, anche se inferiore al passato. Ma più che il Vaticano credo siano “associazioni” legate a una certa idea di religione (per me errata) che hanno influenze politiche attualmente vincenti a fare il proprio lavoro ottuso oscurantista.
Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?
Avrei dovuto fare un monologo su Arnaldo da Brescia, ed ecco il perché del nome scritto sulla mia fronte. Poi lo spettacolo è stato rinviato. Mi sono comunque prestato volentieri a posare per la mostra. Non ho mai avuto problemi a mostrarmi spogliato. Ho debuttato in una importante produzione (Adalgisa, da Gadda) e il regista Umberto Simonetta mi fece recitare in una scena in mutande (avevo diciotto anni). Non credo che molti possano dire di avere recitato in mutande all’Eliseo:-) Anni fa posai nudo per uno scultore. Sulla mia foto in grande formato avrebbe costruito la mia ossatura in fili di rame e la mia insieme a quella di diversi altri e altre sarebbe stata esposta in una grande mostra. Purtroppo per motivi, appunto, di censura la cosa non avvenne mai. Riassumendo sono disposto a mostrarmi completamente nudo sempre che il progetto artistico sia significativo, che il nudo non sia gratuito. Certo ormai, data l’età, un minimo di imbarazzo mi viene. Ma solo perché non ho più la freschezza di vent’anni…
Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Il corpo nudo è la nostra essenza, la nostra casa, la nostra verità. Nudi si nasce. L’arte si è espressa sempre attraverso le immagini di corpi nudi, la carnalità umana ridotta all’essenza. Sia al cinema, sia in teatro, ovunque, la visione del corpo nudo offerto come simbolo, riepilogo, occasione, è un potente veicolo, un richiamo “alto”.
Pensi di ripetere l’esperienza, magari in altre situazioni (cinema o teatro, o magari altri progetti fotografici)?
Se all’interno di un discorso “giusto, logico e interessante” assolutamente si.
Sam Valenti

