
Abbiamo intervistato l’attore e giornalista Francesco Giannotti, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come ti presenteresti ai nostri lettori che non ti conoscessero?
Sono un signore, oramai di mezz’età, che da oltre trent’anni orbita nel mondo della comunicazione e dello spettacolo. Lo faccio tentando di spaziare tra ambiti solo in apparenza inconciliabili: giornalismo, marketing e pubblicità, autorato e conduzione televisiva, attore. Si tratta di sperimentarsi su campi diversi, grazie alla libertà e alla versatilità di strumenti che valorizzano la persona e non una qualsivoglia ‘spendibilità tecnica’ (questo grazie alla formazione liceale prima ed universitaria poi di stampo umanistico), per poi verificare quali – tra queste discipline – sono quelle che gratificano di più.
Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli.
La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti.
Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano.
Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
La libertà di espressione in Italia (e, in generale, un po’ dappertutto) è una favoletta ripetuta miliardi di volte per far credere di vivere in un contesto “democratico”. Questo non tanto per le “proteste” dei Salvini, delle Curie o dei telegiornali che, ai miei occhi, fanno persino sorridere tanto sono folkloristiche e irrilevanti, quanto perché la società odierna ingloba il dissenso (moderato) come parte del suo essere totalitarista. Ma se davvero attraverso un’effettiva libertà d’espressione tocchi nervi scoperti e gangli delicati che possono “risvegliare” i più, la censura più feroce si abbatte senza pietà. Del resto gli esempi non mancano: dalle repressioni in tempo di Covid, alle politiche vaccinali, dalla pulizia etnica agita da Israele e Stati Uniti, all’impoverimento pianificato della classe media, alle sciocchezze green o ai crediti CO2 che fanno ricchi i soliti noti. Come dire, sono le “norme della community” di questo mondo tecnocratico e, di fatto, repressivo che quasi sempre sfuggono allo sguardo ma si incistano sotto la pelle della maggioranza…

Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le
ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
A costo di sembrare eretico, penso che il peso della Chiesa cattolica si sia fortemente ridotto nel corso degli ultimi anni. Il pontificato di Bergoglio è totalmente prono ai disegni dei poteri finanziari (laici per definizione) che governano tutto l’occidente. Il Vaticano non svetta più (né nel bene né nel male), non sa intervenire come soggetto di peso nelle questioni internazionali, non ha la caratura teologica e intellettuale di un Ratzinger e nemmeno l’interventismo politico e sociale di un Wojtyla. Quindi io non vedo più tutta questa influenza e, se questo può far piacere a molti, nel medio periodo la Chiesa è destinata ad atrofizzarsi.
Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?
Pratico nudismo da molti anni ogni volta che posso e spogliarmi completamente non mi imbarazza granché, anche in contesti in cui sono il solo a rimanere senza niente addosso. Certo, la finalità per cui sei del tutto svestito gioca un ruolo importante: un set fotografico per una bella causa non è un tavolo operatorio…
Indubbiamente una componente narcisitica esiste (che, è bene precisare, non ha nulla a che vedere con la libido), forse direi anche esibizionistica, ma se non ti dispiaci e hai un rapporto sano e sereno con il tuo corpo, non c’è niente di strano nel privarlo di abiti. E’ sempre la misura e la sobrietà a fare la differenza: conosco un sacco di persone che, seppur vestite di tutto punto, esprimono spudoratezza e volgarità a più non posso.

Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Il nudo artistico è una forma straordinaria ed assoluta per catturare l’essenza di chi viene ritratto; non posso che pensarne tutto il bene possibile. Va bene anche provocare lo spettatore, solleticarlo, stimolarlo; quindi non sempre capisco chi – ad esempio – dice: “Il nudo deve avere un senso, non dev’essere gratuito”! Il bello dell’arte sta nel fare ciò che si sente e che si vuole, anche sovvertendo i codici condivisi ed infischiarsene del fruitore. Poi, ovviamente, il risultato può piacere o meno, ma questo esula dal lavoro dell’artista. Un nudo di Michelangelo e uno di Mapplethorpe sono agli estremi per intenzioni e contesti, ma si possono inserire in qualche lista del bello/brutto, giusto/sbagliato, pertinente/gratuito? Quindi tutte le forme del nudo sono non solo legittime ma anche fruibili e potenti.

A teatro hai avuto dei momenti in cui eri completamente nudo (“Nijinsky”, “L’ombra accanto”, “Gloeden’s darkroom”), così come nei film (“Carne riconoscente”). E’ stato diverso rispetto al set, avendo davanti un pubblico reale?
Sì, parecchio diverso: un set fotografico è un luogo di cesellatura, di prove e riprove, di lavoro di fino che può affievolire l’empatia e la passionalità. Il teatro è un’onda emotiva tanto intensa quanto rapida e senza prova d’appello. Lì ho provato un grado di tensione e di imbarazzo superiore ad altri contesti ma, a pensarci bene, non tanto per la nudità in sé, quanto per la responsabilità che senti verso persone che sono venute, pagando un biglietto, per vivere proprio quell’onda emotiva che è tuo dovere restituire al meglio. Io, da spettatore, sono il primo a scandagliare con lo sguardo il corpo svestito di un attore in scena, quindi so benissimo di essere sottoposto anch’io a quel tipo di “giudizio”; mi sta benissimo se poi, però, tale giudizio si estende a tutto il resto…
Sam Valenti

