Salvatore Presutto, simbolo di tutte le vittime di Dio
“Sul mio corpo nudo le sofferenze dei disubbedienti”

Abbiamo intervistato l’attore Salvatore Presutto, che – dopo aver posato per il libro “Addosso – Le parole dell’omofobia” nel 2017 (foto di Carmine Miceli, direzione artistica Antonio Mocciola) nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica dello stesso Mocciola, “Le vittime di Dio”, con lo scatto di Carlo Porrini. In quella circostanza, l’autore  scelse proprio Presutto come emblema di tutto il progetto, non solo con l’eretico rappresentato, ma anche con altri scatti, qui riprodotti nella versione web, che al Pan fu possibile ammirare nella versione integrale, con un potente nudo totale. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?

Ho avuto brutte esperienze a livello teatrale, ma il richiamo sociale mi spinge e mi da’ la forza di proseguire. Mi interessa che lo scopo finale sia far conoscere il teatro a chi fa fatica ad accettarlo. Opero in un’associazione di ragazzi a rischio, e le storie che devono affrontare a teatro li fa crescere.

 

Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletano?

Tantissimo, se non tutto. Sono napoletano quando prego, quando mangio, quando mi arrabbio. Poi, da attore, ovviamente so trasformarmi. Napoli è un universo di tante emozioni, essere tutto e niente contemporaneamente, e difatti non l’ho mai allontanata da me.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Ero sempre convinto di fare quello che ho fatto, magari se avessi compreso meglio – da giovane – alcune cose, mi risparmierei certi sì, che ho dato per troppa educazione. Nella vita non sempre premia. Avrei dovuto mettere, con certe persone e in certe circostanze, i puntini sulle “i”.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà.  Successivamente Mocciola ti ha scelto, unico tra tutti, in ben tre pose diverse per la mostra “Le vittime di Dio”, esposta al prestigioso Pan di di Napoli, e in cui “indossi” proprio il titolo dell’evento. Segno che, in entrambe le occasioni, l’autore ha puntato su di te come immagine potente d’apertura. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Il nudo artistico non crea imbarazzo se dietro c’è un messaggio serio, forte, come nel caso delle opere di Antonio Mocciola. La prima volta, in “Addosso”, è stato un po’ imbarazzante, perchè ho rotto il ghiaccio. Ma stimo talmente tanto l’autore che, quando mi ha proposto di essere esposto in un museo prestigioso come il Pan addirittura in tre diversi scatti, sono stato onoratissimo. Antonio ha scelto me per rappresentare tutto l’allestimento, scrivendo sul mio corpo nudo la parola D-Io, oltre che quello di un mullah assassinato dall’Islam più integralista. In effetti non si è così tanto nudi, se sulla pelle c’è un messaggio cos’ importante. Mi troveranno sempre presente quando c’è da portare una parola di uguaglianza e rispetto di ogni diversità. Un lavoro del genere, in cui si dice chi ha detto cosa, è importantissimo.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 

Il nudo non è visto nel migliore dei modi, dalle nostre parti, ancora oggi. Penso alla Chiesa, che non è al passo coi tempi, o a come cambia il senso del pudore, che non è quello dei nostri nonni, che forse inorridirebbero a certe immagini su tiktok. E’ il segno dei tempi, e tocca farci i conti.

Sam Valenti

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