Bobby Garnero nudo ne “Le vittime di Dio”
“Non posseggo il senso del pudore”

 

Abbiamo intervistato Bobby Garnero, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come ti presenteresti ai nostri lettori che non ti conoscessero?

Sono un ostinato individualista – nelle visioni, nelle scelte e nelle azioni. Mi sono auto-importato dall’estero in quanto amante sfegatato della grande arte.


Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?

Ho partecipato al progetto perché mi è piaciuta l’idea. Personalmente non bado alle reazioni e non sono subalterno ai crucci delle contrarietà o degli estremismi, né da una parte né dall’altra, e se ho potuto farlo e se queste fotografie hanno riscosso il loro successo, è perché nessuno ne ha ostacolato l’esposizione e l’accesso a esse a chi ne fosse interessato. Credo che ciò risponda alla domanda.


Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?

Nell’agenda politica forse un po’ sì, ma poco. Per quanto riguarda complessivamente la società, trovo il suo potere diminuito, rispetto al passato.


Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?

Io non ho un senso del pudore. Non ho mai avuto problemi a denudarmi davanti a delle persone, quindi lo shooting de “Le vittime di Dio”, per me, è stata un’esperienza piacevole e divertente, dato anche che l’ho fatto con dei bravi professionisti.


Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?

Io sono cresciuto con il cinema francese, che è tutt’ora la mia più grande passione. Nei film francesi il nudo completo c’è sempre stato, a prescindere dal genere dell’opera, quindi l’ho sempre visto come un fattore quasi imprescindibile per l’attribuzione dell’autenticità all’opera. Per cui sostengo senz’altro la sua inclusione, ovviamente qualora attinente allo svolgimento dell’azione. Mi riferisco sia al cinema sia al teatro. Negli spettacoli di Antonio Mocciola, che valorizza e rispetta sempre ogni corpo non trattandolo mai come un semplice oggetto da esporre, i nudi non sono mai scontati, forzati o stranianti ma anzi, sono sempre necessari, perché i suoi testi, che spesso bazzicano nei meandri più oscuri e profondi dell’animo umano, che sondano il senso dell’esistenza, richiedono il nudo dei personaggi per una questione anche contestuale, altrimenti non potrebbero ribadire e trasmettere le loro verità con la stessa credibilità.


Pensi di ripetere l’esperienza, magari in altre situazioni (cinema o teatro, o magari altri progetti fotografici)?

Se un futuro progetto artistico dovesse richiedere il nudo e se io lo ritenessi idoneo, lo farei senza alcuna esitazione.

Sam Valenti

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