Riccardo Limongi tra i modelli di “Addosso”
“La mia parte croata ritiene naturale il naturismo!”

 

Abbiamo intervistato Riccardo Limongi, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?

Ho cambiato vita già diverse volte, soprattutto per il percorso professionale, a volte per scelta ed altre per seguire il flusso della corrente: bisogna sentire da che parte scorre il fiume e assecondarlo, perché produrre sforzi eccessivi in senso contrario spesso produce solo danni. Ho avuto le prime esperienze nel campo del commercio, poi come dirigente pubblico, e infine mi sono fermato nell’unico settore che non ho mai abbandonato: la scrittura, soprattutto come giornalista, e in vari ruoli anche molto diversi tra loro, non tradizionali, magari anche innovativi, dalla direzione di un giornale all’invenzione della prima web-tv istituzionale di un Ente locale italiano. A proposito, che ore sono? Forse è tempo di cambiare lavoro…

Quanto ha inciso nella tua creatività l’essere napoletano?

Io nasco per metà croato, e per certi aspetti quella tipologia di terre e di genti l’ho sentita sempre come la più vicina alla mia indole: di ciò che si considera tradizionalmente “napoletano” (l’espansività, il modo di prendere le cose quotidiane) non ho quasi nulla, eppure sono letteralmente incantato quotidianamente da questa città. Osservo tutto standoci dentro ma un po’ come guardandola da fuori, ed ecco, forse è questo che può avere inciso: osservarla, sentirla, amarla e raccontarla.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Dico subito il poco compreso: decenni di vane quanto giuste guerre per la meritocrazia, alla fine perse contro quel Leviatano che si annida anche nelle cose più comuni, perché nemmeno il suddito crede di poter avere ciò che merita, e questo agevola molto il meccanismo per non dartelo.
Cosa non rifarei… queste guerre? Non lo so, alla fine penso che state dalla parte giusta ti ripaga comunque, anche se solo (come diciamo a Napoli) per mettere la capa ‘ncopp ‘o cuscino.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Qui devo confessare che se sono mezzo croato, forse qualche antenato devo averlo avuto ancora molto più a nord, perché l’assenza di imbarazzo riguardo a questo argomento probabilmente appartiene a tradizioni e culture ben diverse dalla nostra. Non ho nessun problema a riguardo, e sì, mi sono sempre piaciuto molto ma questo non c’entra nemmeno. La parola naturista dice già tutto, probabilmente deve rifletterci più chi ne ha paura oppure ha un cattivo rapporto con la natura. Insomma, rispondere a questa chiamata, a causa del suo valore culturale e della sua attualità, è stato facile e immediato.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?

Ecco, appunto, l’Italia: come in molti altri aspetti che ti mettono di fronte alla natura e alle percezioni non mediate da sovrastrutture, è, resta, e probabilmente resterà molto indietro, in maniera proporzionale rispetto alle altre distanze culturali simili. Un gap storico e magari fisiologico, di cui prendere atto a prescindere dalle cause.

Sam Valenti

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