Abbiamo intervistato Michele Pedruzzi, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
Credo che in Italia non ci sia un vero problema di libertà d’espressione negata piuttosto penso che sia molto diffusa la cultura del conformismo, del provincialismo e della polarizzazione molto forzata. C’è a mio avviso una malsana tendenza a doversi per forza schierare in tutto e per tutto ad una certa corrente di pensiero (non solo politica) limitando così la VERA espressione dell’individuo. Tutti noi siamo abituati a sentire frasi come “ma mia madre cosa penserà?” “e se i miei vicini mi vedono?” “vorrei ma ho paura di non essere capito”.
Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?
Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Pensi di ripetere l’esperienza, magari in altre situazioni (cinema o teatro, o magari altri progetti fotografici)?
Non lo escludo, se ci fossero iniziative simili, con messaggi e contenuti così importanti e profondi, potrei ripetere l’esperienza.
Sam Valenti

