È un sipario virtuale quello che si apre al Sala Uno, e scopre una scena fatta di pochi elementi e di proiezioni particolari e funzionali (ideate da Federico Spaziani).

La prima figura femminile a parlare è una Eva disillusa dal suo Adamo, “timorato” di Dio e balbuziente, che ha perso il senso della “rivoluzione”.

Lascia la scena a due donne, o forse caricature di donne, attaccate ai loro uomini e ai loro oggetti, inscatolate in un sistema che è tanto provocatorio quanto drammaticamente – e realisticamente – cinico.

Lo spettacolo procede serrato, tra decaloghi e ripetizioni mai scontati, alternando momenti ironici a momenti di grande intensità. Ha sicuramente un merito: quello di affrontare un argomento molto inflazionato – l’identità femminile – in maniera originale e non banale.

È un testo che parla di donne scritto e diretto da due uomini, Paolo Di Maio (drammaturgia) e Roberto Di Maio (regia), che ha nella messa in scena intuizioni brillanti (tra tutte la presenza del televisore che “mette a nudo” di volta in volta le tre protagoniste), e che ci porta a interrogarci su come lo sguardo di un uomo possa cogliere l’identità di una donna, e su come gli stessi occhi femminili possano arrivare a deformare la loro natura.

Cosa manca? Forse proprio la “Ri-Evoluzione” indicata dal titolo, che viene accennata nel monologo conclusivo, ma che non riesce a trovare una via d’uscita o una soluzione. Probabilmente è proprio la drammaturgia a non voler dare una conclusione, in un gioco di ripetizioni infinite e di sospensioni care al teatro dell’assurdo, a cui lo spettacolo strizza l’occhio.

E come Eva racconta all’inizio dello spettacolo che per la paura Adamo non riuscì a godere del sapore della mela, anche lo spettatore, alla fine, ha l’impressione di non aver assaporato del tutto il frutto proibito, ma forse questo è il bello della ricerca teatrale, che permette di creare costantemente nuovi stimoli e di non fermare mai il cammino verso l’“Evoluzione” e la “Rivoluzione”.

Interessanti le luci, sempre del regista, e i costumi, di Fabiana Di Vito.

Brave le attrici, tra cui spicca per mimica e movimento scenico Beatrice Fedi, che porta in scena una donna fragile e malinconica, arrivando, con i suoi grandi occhi magnetici, a toccare il cuore dello spettatore.

C’è l’esigenza di fare e vedere spettacoli come questi, per scoprire una nuova e più importante esigenza: approfondire e rivoluzionare il punto di vista sull’identità di genere.

 

Roma, teatro Sala Uno, 22 Ottobre 2015

Ilaria Ceci

RI-EVOLUTION

una produzione DeMix
con Roberta Mattei, Beatrice Fedi e Francesca Ceccarelli
di Paolo Di Maio
regia Roberto Di Maio
videoproiezioni Federico Spaziani
musiche ATO
costumi Fabiana Di Vito
organizzazione Anna Laura Di Vito