Abbiamo intervistato l’artista Raffaele Giglio, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
Lo racconterei come un percorso “naturale”, nella mia famiglia la musica è sempre stata presente, sia per l’immensa collezione di vinili di mio padre e di mio zio e sia per gli innumerevoli strumenti musicali che erano e sono disseminati per la casa, ma soprattutto perché mio padre comprò una chitarra acustica a mia sorella e non a me!!! Questa cosa più di tutte mi ha spinto ad approfondire lo strumento. Ad oggi io suono e mia sorella no.
Sei fortemente radicato al territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale? Essere napoletani é una marcia in più per questo mestiere?
Alti e bassi. Napoli è magmatica e il magma sospinge verso l’alto una forte energia propulsiva ma al tempo stesso distrugge e liquefà tutto ciò che incontra. Napoli e il suo mondo culturale sono così. I teatri in città sono sempre pieni ma i piccoli club dove suonare sono scomparsi grazie a delle leggi ad hoc che l’attuale Sindaco ha imposto alla città. C’è da dire inoltre che le persone oggi preferiscono un drink all’aperto tra i vicoli di Napoli rispetto ad una serata fatta di silenzio e ascolto.
C’è qualcosa del tuo percorso artistico che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Sicuramente alzerei prima la voce nei confronti di uno spettacolo teatrale che ha nel suo titolo la parola “Dignità” ma che alla fine di dignità ne era rimasta ben poca, forse i primi anni essendo uno spettacolo teatrale indipendente c’era più rispetto per l’artista, poi con l’arrivo dei soldi si è perso tutto, diventando una pantomima di se stesso. Ho alzato la voce per far sì che i miei diritti dí lavoratore dello spettacolo venissero rispettati, dovevo farlo prima, sicuramente.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
Non ho privato alcun imbarazzo, non mi spaventa la nudità anzi la vado ricercando. Il mio corpo cambia con il passare del tempo e questa cosa mi fa tenerezza, curo molto il mio corpo, pratico 5 ore al giorno yoga (vi scrivo da Rishikesh, Nord India, dove vengo da 7 anni ad approfondire questa antichissima pratica fisica/spirituale)
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Assolutamente si. In Italia siamo ancora molto bigotti. La donna nuda è bella, l’uomo è orripilante ma è un fatto prettamente mentale e culturale.
Sam Valenti

