Abbiamo intervistato la scrittrice Maria Cristina Russo, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare davanti all’obiettivo di Carlo Porrini per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso la “modella per un giorno”.
Come ti presenteresti ai nostri lettori che non ti conoscessero?
Salve a tutti, mi chiamo Maria Cristina Russo e sono una scrittrice. I miei due libri parlano soprattutto di donne che sono riuscite a rompere gli schemi sociali o che sono vittime degli stessi. Il mio primo libro si chiama “Ortensia e altri fiori”, pubblicato con Albatros Ed. ed è formato da undici racconti nei quali ad ogni donna è associato un fiore e in ogni racconto tratto argomenti di per sé impegnativi ma usando toni volutamente leggeri. Il secondo “Lia”, pubblicato con IVVI editore, è un noire e la protagonista è una vittima di violenza domestica, quindi un argomento assolutamente attuale. Ovviamente sto scrivendo il mio terzo libro ma poiché è ancora nella fase embrionale non ne parlerò.
Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
Se penso alla libertà di espressione in Italia oggi mi viene naturale il paragone con l’Italia di metà anni Sessanta e degli anni Settanta, dove personaggi del calibro di Dario Fo, Franca Rame, Giorgio Gaber, Carmelo Bene, Paolo Villaggio e non proseguo perché ne sono veramente tanti e non finirei più di elencarli, facevano programmi e spettacoli di rottura e di almeno trenta anni avanti rispetto, a quei tempi, nei quali la censura interveniva a gamba tesa, eppure il messaggio passava ed era ben recepito perché il livello culturale forse era più alto nonostante la bassa scolarità dell’Italia di allora. Oggi abbiamo subito un processo di retrocessione che va addirittura oltre quegli anni, c’è un ingabbiamento dal punto di vista culturale notevole; nel corso di questi ultimi quarant’anni si è assistito ad un plagio delle menti camuffato da libertà di espressione che tale non è, ma è solo la manifestazione di un imbarbarimento dei gusti e basta dare uno sguardo ai social per rendersene conto e chi più di Umberto Eco lo aveva capito dicendo che i social media danno diritto di parola a quegli imbecilli che prima parlavano solo al bar e non danneggiavano la società, mentre ora diventano opinionisti accreditati del nulla cosmico.
Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
Il Vaticano sicuramente ha ancora perso nella politica italiana, basti pensare all’aborto, una delle conquiste con la C maiuscola degli anni Settanta, che ha dato vita alla legge 194 con la possibilità, finalmente, di poter praticare l’aborto gratuitamente in una struttura ospedaliera ma anche con l’apertura dei consultori dove recarsi per qualsiasi problema relativo alla sfera sessuale e parlarne liberamente. Insomma, le donne erano finalmente diventate padrone del proprio corpo e della propria sessualità, mentre sempre più spesso se vuoi abortire in ospedale hai a che fare con il medico obiettore di coscienza che cerca di convincerti a proseguire la gravidanza e a indurti al senso di colpa. Per non parlare poi della pratica dell’eutanasia, che in Italia è vista come suicidio assistito e il pensiero corre subito agli Englaro e alla gogna mediatica subita dal povero Beppino Englaro per quello che è stato un atto di profonda pietas nei confronti della figlia e della inutile sofferenza alla quale il corpo di Eluana era sottoposto. E vogliamo parlare delle posizioni del Papa sull’omosessualità e del suo tacere, invece, sulla pedofilia ampiamente diffusa e praticata nell’ambiente religioso? Quindi si, il Vaticano ha sempre il suo peso e nel 2025 è decisamente una stortura.
Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nuda. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?
Io con il mio corpo ho un rapporto di amore-odio che risale alla mia infanzia perché all’età di nove anni sono stata vittima di morbose attenzioni da parte di una persona che fatico a definire di famiglia e siccome il mio sviluppo è stato precoce anche la mia fisicità ne ha risentito e quindi ho passato metà della mia prima gioventù a coprirmi e a cercare di esser il meno visibile possibile. Poi con il tempo, grazie anche ai primi contatti con i coetanei, ho imparato ad apprezzarmi e ad allontanare quel senso di disagio che provavo nel guardare la mia immagine allo specchio. Per cui alla fine spogliarmi e offrire il mio corpo per una giusta causa non mi ha procurato alcun imbarazzo, anche perché la professionalità che si respirava sul set fotografico era così alta che era praticamente impossibile sentirsi nudi. E poi, sembrerà strano a chi legge, ma quel nome scritto sul mio corpo era più di un vestito, perché io, così come tutti coloro che si sono prestati per il servizio fotografico, mi sono sentita investita di una grande responsabilità e cioè quella di ridare voce ad una persona ingiustamente perseguitata ed uccisa in nome della religione e delle sue contraddizioni.
Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Penso che ben venga, purché sia sempre esibito con eleganza e naturalezza indipendentemente dal modo in cui è utilizzato e Antonio in questo è un maestro, capace di trasmettere emozioni senza mai scadere nella banalità di una esibizione fine a se stessa.
Pensi di ripetere l’esperienza, magari in altre situazioni (cinema o teatro, o magari altri progetti fotografici)?
Con tutta onestà non lo so, non saprei dirlo. Forse in un progetto fotografico si, ma per quanto riguarda il cinema ed il teatro lascerei ai professionisti il compito di farlo, io sono una scrittrice e per giunta alle prime armi, la parola è la mia principale forma di espressione e già li mi metto notevolmente a nudo. E con questo vi ringrazio per questa stimolante intervista e ne approfitto per ringraziare anche Antonio Mocciola senza il quale non ci sarebbe stata.
Sam Valenti

