L’inizio è volutamente poco chiaro: un uomo sulla quarantina sistema istericamente
quattro seggiole con gesti scattosi e maniacali al ritmo di un tamburo che simula un battito
cardiaco; solo più avanti avvia un monologo che vorrebbe essere un dialogo con una
figura assente; è palesemente disturbato, mentalmente instabile, un autismo (?) che via
via lascia però spazio ad una verbalità completa e assai acuta.
L’uomo instabile parla alla madre appena deceduta, esposta (tranne che al pubblico) alla
sua contrizione fatta di ricordi e brandelli stropicciati di carta sui quali annotare ricette di
cucina, cose fatte o da fare, promesse mantenute o da mantenere come il tabagismo
abbandonato o la trivialità da contenere. Contraltare del solitario orfano è il fratello, attore
emigrato nella capitale in cerca di una fortuna che sarà più sfavorevole che benigna e che
incarna la spavalderia dei provinciali che tornano a casa con l’obbligo di dimostrare la
bontà delle proprie scelte professionali ed esistenziali.
Il rapporto è difficile, spigoloso, le incomprensioni paiono incapaci di colmare le distanze
tra i due fratelli, lontani e diversi in tutto, affettivamente estranei, caratterialmente opposti e
insofferenti l’uno dell’altro. Va da sé che i nodi lentamente si scioglieranno; i gesti prima e
le parole poi, riveleranno un’affinità (non solo parentale) destinata a recuperare gli abissi
del tempo perduto e della lontananza identitaria con un finale che si rivela a sorpresa solo
in parte, ma che spiazza e rincuora allo stesso tempo.
La cifra di “Cento lire” è proprio questa doppia marcia: un continuo alternarsi di registri
drammatici e comici, di leggerezza e commozione; difficile a scriversi, difficilissimo a farsi.
Lorenzo Martinelli si conferma un attore molto versatile e dalle eccellenti doti tecniche,
riuscendo a calibrare alla perfezione per oltre un’ora di rappresentazione il suo insidioso
personaggio che non sconfina mai nel macchiettistico o nel parodiato ma che “palleggia”
con nonchalance le turbe della sua psiche con l’ironia più o meno involontaria della propria
condizione mentale. Perfetto anche Matteo Fasanella nel descrivere la parabola che
sbriciola la scorza del guascone a favore di un’empatia e di una genuinità che s’accorge di
aver sempre avuto davanti ma di non aver mai guardato. Dramma sulla difficoltà di
comunicare, sulle finzioni ridicole del vivere, sulla lucida e violenta necessità di
riconsiderarsi e cambiare davanti alla morte, “Cento lire” è un’eccellente prova di teatro
che ammalia e commuove, trovando le giuste armonie in un equilibrio narrativo e
interpretativo davvero riuscito.
Francesco Giannotti
Cometa Off – Roma
1 ottobre 2025 – 5 ottobre 2025
“100 lire” di Lorenzo Martinelli, Matteo Fasanella
regia Matteo Fasanella
con Lorenzo Martinelli, Matteo Fasanella
voci fuori campo Fabrizio Pucci, Chel Kumbala
aiuto regia Sabrina Sacchelli
allestimento scenico Maurizio Marchini
produzione Darkside Labtheatre Company – Cometa Off

