peggy guggenheimNonostante la fame da mondiale che abbracciava sabato Napoli, il Nuovo Teatro Nuovo di via Montecalvario era gremito di persone, tra cui l’assessore Caterina Miraglia e il direttore artistico del Napoli Teatro Festival Italia che attendevano il debutto nazionale dello spettacolo teatrale “Peggy Guggenheim Donna allo specchio”. Il regista Alessandro Maggi ha proposto una entusiasmante drammaturgia contemporanea che ha visto come protagonista Fiorella Rubino nel ruolo della prima donna Mecenate: Peggy Guggenheim. Una donna con una precisa vocazione, quella di proteggere l’arte del suo tempo e creare un museo che potesse raccogliere, e degnamente celebrare, la sua inestimabile collezione d’arte. Tra le mura del Palazzo Venier dei Leoni di Venezia, Peggy si racconta e lo fa osservando allo specchio tutte le sfumature della sua personalità. Nella prima parte dello spettacolo, la sua stravaganza si mescola tra eccentrici vestiti e le sue avventure esistenziali: ci racconta della perdita del padre Benjamin Guggenheim , vittima del Titanic; dell’incontro con Samuel Beckett che la instrada nel mondo del collezionismo d’ arte; dalla scoperta di Pollock, strappato alle scope e donato all’arte, alle esperienze con Kandinskyi , Ernest e tutti i padri delle opere della sua inestimabile collezione, sino a dipingere un complesso ritratto dell’Europa a cavallo della seconda guerra mondiale. Nella seconda vediamo Peggy madre complessa con le sue contraddizioni nel rapporto con la figlia Pegeen, una insoddisfatta e depressa artista che fatica a portar un cognome tanto importante, e ancora Peggy accanita donna d’affari armata di telefono e sicurezza per proteggere “i suoi bambini”, come lei stessa chiama i quadri e le sculture della sua collezione; sino a giungere all’astrazione dove la “madre” e la “donna” trovano un sospeso e irreale esito. Molti i messaggi che il testo propone in maniera ironica e pungente. Usciti dalla dinamica relativa all’essere donna e madre del personaggio Guggenheim entriamo negli interrogativi che abbracciavano l’arte del tempo e nella realizzazione di un modello, quello del mecenatismo femminile e non, che mai come oggi si presenta attuale. Testarda, innamorata, coraggiosa, debole, tutti i profili di una donna che, nel svelare, caldeggiare e proteggere gli artisti, ha reso la sua vita un’opera d’arte degna di esser riproposta in teatro come un intramontabile pezzo di storia.

Simona Schiavone