Myriam Lattanzio, una vita per la musica e per l’impegno sociale
“In Italia tira una brutta aria di oscurantismo”

 

Abbiamo intervistato la cantante e musicista Myriam Lattanzio, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso l’artista.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale di cantante e musicista?

Ho iniziato studiando e cantando la musica classica napoletana. Poi mi sono dedicata ad un repertorio più personale cominciando a scrivere canzoni per me e per altr* artist*. Oggi sono la voce femminile del gruppo ‘e ZEZI, storico gruppo operaio che quest’anno festeggia i 50 anni di musica e di militanza e sto portando in giro il mio nuovo spettacolo dal titolo ”donnEmadonne”

Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletana?

Fondamentale. Avendo poi vissuto il periodo meraviglioso del Napolitan power dove la lingua napoletana, grazie a Pino Daniele, Napoli Centrale, gli Osanna veniva sdoganata e cantata in tutta Italia, ho sentito un forte senso di appartenenza alla nostra città e alla nostra tradizione non solo musicale ma anche teatrale. Abbiamo la fortuna di attingere da un patrimonio culturale vastissimo. Viviani, ad esempio, è un autore che mi ha ispirato tantissimo. i suoi personaggi raccontano la miseria, la vita trascorsa nelle pieghe della città, lontano dal lusso. Anche Lenin rimase affascinato dal suo teatro.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Sinceramente, il mio percorso mi è piaciuto anche se sono rimasta un’artista di nicchia. Sono grata del dono che ho avuto e che mi ha permesso di vincere premi, conoscere tanta gente e crescere come persona. Più che incompresa, direi che sono stata ostacolata da alcune persone che mi hanno impedito di fare il salto. Ma, ripeto, sono contenta lo stesso perché non a tutt* viene concesso questo dono

 

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Non ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo, anzi. L’ho sempre nascosto, perché mi davano fastidio i commenti e gli sguardi quando camminavo per strada. Sinceramente però, non so se tutta questa ostentazione di adesso mi piaccia. Le ragazze di oggi puntano più sul corpo che sulla conoscenza. Attratte dal fenomeno dei social, credono che questa sia libertà sessuale ovvero postare video senza imbarazzo. Ricorrono alla chirurgia per aumentare seno, labbra, guance solo per attrarre più like. Qualcun* dovrebbe invece spiegare loro che la libertà sessuale è ben altro che mettere in mostra i loro corpi. È scegliere chi amare e anche chi non amare.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo?

In Italia, in questo momento, si respira un’aria di oscurantismo. Quelle poche vittorie che eravamo riuscite ad ottenere le stiamo perdendo perché le nuove generazioni non sono state educate alla ribellione e se provano a farlo, vengono zittite con i manganelli. Il discorso è più complesso perché, come donna, non sopporto l’utilizzo del corpo femminile per vendere prodotti o trasmissioni televisive. Questo perché gli italiani hanno un cattivo rapporto con il sesso e con le libertà. Sono invece d’accordo sull’utilizzo del corpo per scopi sociali o politici come il bellissimo libro-denuncia “Addosso” al quale ho aderito senza esitazione.

Sam Valenti

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