Mario Autore tra teatro, cinema e impegno civile
“Per le cause importanti combatto il mio innato pudore”

 

Abbiamo intervistato l’attore Mario Autore, ormai tra i più importanti esponenti del nuovo cinema italiano. Un ragazzo napoletano che si è fatto le ossa col teatro, venendo apprezzato sempre più sia dal pubblico che dalla critica, ma anche dai colleghi (cosa molta più rara).

Quando era davvero giovanissimo, Mario nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso artistico che ti ha portato a riconoscimenti sempre più importanti?
E’ un percorso che è nato per caso e per curiosità. Sin da piccolo ho avuto un interesse verso la musica. Poi, un po’ casualmente, tramite la scuola mi sono avvicinato al teatro e ho cominciato a praticarlo e ad amarlo. Ho cominciato a fare l’attore, poi il regista e il compositore, ma tutto un po’ per caso, per provare, per seguire degli istinti. Allo stesso modo sono arrivato a fare un protagonista al cinema senza aver mai studiato recitazione cinematografica né aver mai cercato un’agenzia. Potrei dire di essere stato sempre guidato, nel bene e nel male, dal caso e dall’istinto.
Sei fortemente radicato al tuo territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale? Essere napoletani é una marcia in più, in campo artistico?
Sì, sono fortemente radicato nel territorio e nella cultura napoletani. Sento dire spesso che i napoletani, nella recitazione specialmente, hanno una marcia in più. Non ci credo troppo. Credo però che se è vero che siamo tutti nani sulle spalle di giganti, noi partenopei siamo avvantaggiati perché sediamo su giganti più alti. Perché possediamo un bagaglio culturale, linguistico e antropologico più profondo e strutturato rispetto ad altri. Non è sempre, naturalmente, una spinta propulsiva. Spesso ritengo la cultura napoletana retriva all’aprirsi al nuovo proprio per un eccessivo attaccamento alla tradizione e ai suoi presunti valori.
C’è qualcosa del tuo percorso artistico che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Certo, ci sono tante cose che non rifarei ma non rimpiango di averle fatte, altrimenti adesso non saprei che era meglio evitarle. E soprattutto non saprei che vanno evitate nel futuro. Certamente anche molte cose sono state poco comprese, ma da chi? E’ la domanda? Dal pubblico, allora è stata certamente colpa mia, ché non ho saputo comunicarle nel modo appropriato. Altrimenti non saprei come rispondere alla domanda, non c’è nessuna che debba capire le mie scelte all’infuori di me.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
Separiamo le cose: mi sembrava una bella idea quella di “Addosso”, mi sembrava che il messaggio arrivasse forte e chiaro, che le parole possono iscriversi sulla pelle delle persone come cicatrici, e mi sembrava, al di là della contingente approvazione della Cirinnà, un tema universale e importante per chiunque in ogni tempo. Per questo motivo ho accettato di partecipare. Il nudo, in quel contesto, era uno strumento comunicativo molto importante, un segno efficace. Per il resto non sono particolarmente in imbarazzo per il mio corpo, ma sono molto pudico. Per me il contesto è l’essenziale per essere a proprio agio e non lo sarei in contesti in cui la nudità assuma significati diversi da quelli consapevoli o dove il mio corpo potesse essere oggettualizzato dallo sguardo dell’altro.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 
Anche su questo punto mi sembra che sia importate precisare i contesti. In generale direi che non mi pare ci siano grandi problemi col nudo maschile in alcuni ambiti come quello della comunicazione pubblicitaria del cinema, della fotografia. Diverso è certamente l’ambito pubblico – sociale, o il concetto di nudismo come pratica che mi sembra ancora lontano dall’essere giudicato secondo un’ottica non moralistica e scevra di pregiudizi. Su questi fronti l’Italia risulta ancora bigotta e stupidamente conservatrice, almeno così la vedo io
Sam Valenti
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