“Debutterà il 23 maggio al Teatro Zen di Napoli il monologo “Sebastiano, il Soldato di Cristo” di Antonio Mocciola, che ha per protagonista Michele Pedata, in scena completamente nudo per “indossare” i dolori e i tormenti del militare di Narbona. Abbiamo intervistato l’attore campano, durante le prove dello spettacolo.
Sebastiano, il soldato di Cristo” è un testo scritto e diretto da Antonio Mocciola, ma che ti vede da solo in scena. E’ la prima volta che affronti un monologo? Di cosa si tratta?
Si, è la prima volta che affronto un spettacolo con questa impostazione registica e drammaturgica che mi vede da solo in scena.
In altri spettacoli in passato mi era successo di lavorare su personaggi o scene che si svolgessero con monologhi o battute lunghe e stare come unico attore in scena, ma mai come in questo caso per un tempo più prolungato e corposo senza mai avere un “supporto” da un compagno di scena. Sarà una bella sfida.
Di cosa si tratta o parla lo spettacolo?
Non saprei riassumere, ci sono così tanti elementi e passaggi di emozioni e ricordi che Sebastiano non sembra mai un eroe romano ma è molto simile a noi, a noi uomini e donne che viviamo questo momento storico così che sembra una bolla di sapone, bella ma pronta ad esplodere perché c’è troppo. Un troppo che ci uccide anziché renderci più buoni e forti.
Leggendo più volte il testo trovo sempre più un’assonanza tra Sebastiano e Massimo Decimo Meridio (il Gladiatore di Ridley Scott).
Trovo che ci sia un destino che lega questi due personaggi: La perdita di tutto da un momento all’altro come il proprio ruolo militare, il proprio amore, la propria identità e la volontà di lottare sapendo che morirai lo stesso.
Affidare un monologo intero é un gesto di grande fiducia da parte dell’autore e di grande responsabilità per l’attore. Com’è nata l’idea e l’incontro tra te ed Antonio?
Si, è un grande gesto di fiducia e responsabilità e non nascondo che questo mi mette un po’ di paura ma anche voglia di dimostrare. Non mi era appunto mai capitato di prendere parte a un progetto simile e farò tutto ciò che posso per renderlo al meglio.
L’incontro tra me e Antonio è stato molto casuale. Ci siamo visti per la prima volta per il provino di un altro suo lavoro teatrale e già lì ho sentito che c’era un feeling, sai quell’intesa tra attore e regista. Il provino credo che andò bene e quindi poi qualche settimana dopo Antonio mi propone la possibilità di partecipare al festival ” Storie Nude” e a me piacciono le sfide, le cose nuove e subito ho accettato, poi quando arrivò il testo di Sebastiano fu una grande sorpresa, il testo è molto bello ma anche impegnativo e quindi non potevo dire di no, dunque eccomi qua.
Lo spettacolo ti vedrà in scena questa primavera a Napoli, negli intimi spazi del teatro Zen. Secondo te sarà difficile recitare per tutto il tempo, da solo e completamente nudo, col pubblico che si trova a un centimetro dal tuo corpo, dalla tua voce?
Sarò diretto : Si! Sara difficile perché è la prima volta che prendo parte a uno spettacolo dove sono interamente nudo e sono l’unico attore in scena. Però a “noi” piacciono le cose difficili quindi va bene così.
Una domanda che può essere utile agli attori che si stanno approcciando ora al mestiere: Che tipo di lavoro tecnico e psicologico hai fatto o stai facendo per superare l’eventuale imbarazzo di un’esperienza del genere? Che rapporto hai col tuo corpo?
Il rapporto con il mio corpo è okay. Non ho problemi a vedermi nudo o a farmi vedere. Per me anche in questo caso un po’ più particolare lo stare tutto il tempo nudo su un palcoscenico è un gioco. È un gioco particolare e divertente da fare. Secondo me se la pensi in questo modo può cadere o addolcire il tuo giudizio su te stesso e su te nudo. Oppure puoi immaginare che davanti a te ci sono tanti polli e galline e quindi non c’è nulla di cui avere imbarazzo. È tutto un gioco a due.
Checché se ne dica, uno spettacolo di nudo integrale (di cui Antonio Mocciola è uno dei capostipiti, ottenendo numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero) non lascia mai indifferenti: prima di approcciarti a questo tipo di allestimento, hai avuto perplessità? Da pubblico hai visto mai esperimenti del genere, e avresti mai pensato di esserne un giorno protagonista?
Da subito non ho avuto grosse perplessità ma curiosità nel sapere il perché. Perché sono nudi? Perché questo tipo di spettacolo si farà nudo?
Perché a teatro se succede una cosa è perché è accaduto un fatto. Quindi chiesi ad Antonio perché di questa scelta registica/drammaturgica e lui mi spiegò. In questo tipo di spettacolo si raccontano storie di uomini e donne che sono nude perché non hanno niente altro se non le loro stesse parole. E… si, mi era capitato di vedere spettacoli con nudo integrale o completo ma mai avrei immaginato di farne parte un giorno. La vita è piena di sorprese, guarda qua.
Ci dai qualche notizia sul tuo personaggio in “The great anger” che ti vedrà in scena la prossima stagione? Com’è nato il progetto?
Il mio personaggio è Todd un ex agente discografico fallito. Un uomo che perde qualcosa per lui importante e non lo accetta e inizia a reprimere altre parti di se finendo per annullare i vari rapporti/ relazioni che ha. A partire da quello con la “sua” donna. Il progetto è nato dall’idea di voler mettere a nudo il crollo interiore di una società che sta implodendo e ancora altro, dato che il progetto è in fase di evoluzione e sviluppo.
Il tuo percorso di attore com’è nato? Quali sono i prossimi progetti e le aspettative che nutri sulla tua carriera?
Il mio percorso di attore è nato nel 2018 quando finalmente decido di iscrivermi a un PON sul teatro nella scuola superiore dove mi sono diplomato. Avrei voluto prendere prima quella scelta, al primo anno di liceo oppure iscrivermi prima a una scuola di formazione teatrale e seguire di più me stesso, il “me” delle scuole elementari che prendeva sempre parte alle “recite” scolastiche. Ma se le cose vanno in un modo è perché doveva andare così forse. Dopo il PON a scuola sotto consiglio del maestro che conduceva il laboratorio mi inscrissi al Nostos Teatro ad Aversa e dà li in poi con la formazione al Nostos e altri percorsi di formazione come “La scuola elementare del teatro” di Davide Iodice e tanto altro, corsi, incontri, lavori, progetti , persone eccomi qua con il mio essere e la mia scatola personale che mi fa essere e diventare l’attore di oggi e di domani.
I prossimi progetti sono tanti, non riuscirei a raccontare tutto ma posso dire che bolle in pentola, il continuo dei vari spettacoli e progetti di compagnia di cui faccio parte. Non ho aspettative, soprattutto in questo mestiere dove tutto può andare il giorno prima e il giorno dopo tutto è perso.
Mi auguro però di avere sempre la forza e la voglia di trovare persone con cui condividere idee e progetti importanti e che possano portarci lontano. E mi auguro di riuscire a lavorare anche di più nel mondo del cinema.
Ho grande voglia di scoprire cose nuove e di mettermi in gioco e di non perdere mai la magia del teatro, perché il teatro è uno dei giochi più belli che ci sia.
C’è qualcuno a cui devi dire grazie?
Non saprei chi ringraziare o meglio ci sarebbero tante persone che vorrei ringraziare, abbracciare. Io credo sempre che il miglior grazie sia quello dato con un abbraccio. Pertanto voglio abbracciare le persone che hanno creduto in me. Quelle del passato, del presente e quelle che verranno in futuro.
Alessia Coppola