Tra le novità più interessanti della prossima stagione, arriva “La madonna del manganello”, testo che Antonio Mocciola ha scritto per Gabriele Stagno e Silvia Ferri, e che debutterò il 20 marzo a Roma. L’attore romano vestirà i panni di Asvero Gravelli, editore fascista, ritratto senza sconti, com’è nello stile dell’autore partenopeo: lo abbiamo intervistato per conoscere lui e il personaggio che interpreterà.
“La madonna del manganello” è un testo scritto e diretto da Antonio Mocciola, ma che ti vede in scena con Silvia Ferri negli intimi spazi dell’Arma Teatro il 20 marzo. Di cosa si tratta?
Siamo nel 1940 in una redazione di giornale: una giovane aspirante scrittrice porta con se un suo manoscritto speranzosa che questo passi la censura fascista e guadagni la pagina scritta. Da una parte della scrivania l’editore fascista Asvero Gravelli (personaggio realmente esistito ed autore della “preghiera” fascista “la Madonna del manganello”, che da il titolo alla piéce) dall’altra parte il personaggio (fittizio) interpretato dalla bravissima Silvia Ferri, l’aspirante scrittrice. Tra i due c’è una rapporto vittima-carnefice che verrà invertito nel secondo atto, ambientato nel quartier generale del comitato di liberazione nazionale, cinque anni dopo. E’ una storia senza eroi, vediamo due rotelline di un meccanismo che piega il pensiero all’uniformità meccanica, un sistema che pur presentandosi con nomi diversi (fascismo e antifascismo?) sia nell’uno che nell’altro caso non fa che strozzare e disumanizzare l’individuo.
E’ più difficile o relativamente più semplice portare in scena un personaggio realmente esistito, in questo caso Asvero Gravelli? Ti è capitato già altre volte?
Questa è la prima volta. Non so se sia piu’ difficile o meno, perché il processo creativo per me è stato lo stesso. In scena porto sempre me stesso…il santo o l’assassino che da qualche parte è nascosto in me e nel caso di un personaggio realmente esistito ci sono circostanze date piu’ precise, piu’ informazioni…quindi da un lato si hanno dei binari ben tracciati ma in ultima analisi il compito dell’attore è rispondere col corpo alla domanda “perché il mio personaggio fa questo?” e questo non lo trovi scritto, lo scrivi sul palco.

Che aspetto ti ha colpito di Asvero? C’é qualcosa di lui che ritrovi in te?
Nei personaggi che a prima vista ci appaiono meschini, spesso (ma direi sempre) cè tanta fragilità, una umanità strozzata che vorrebe gridare aiuto, come dicevo prima.
Sono i personaggi che preferisco…come cantava de André “dal letame nascono i fiori”
Lo spettacolo ti vedrà in scena per alcuni minuti completamente nudo. Secondo te sarà difficile recitare col pubblico che si trova a un centimetro dal tuo corpo, dalla tua voce?
Il problema del nudo, quando è giustificato (e in questa storia lo è) non è un problema… almeno non per me e spero neanche per lo spettatore Col rischio di sembrare retorico (ma lo penso veramente e penso che lo condivida ogni attore) in scena si va sempre “nudi”, con o senza vestiti.
Il tuo percorso di attore com’è nato? Quali sono i prossimi progetti e le aspettative che nutri sulla tua carriera?
Ah, rischierei di essere prolisso!…ti dico solo che è nato facendo San Giuseppe alle elementari e…non ho più smesso col teatro! Per quanto riguarda i miei progetti…sono piuttosto scaramantico ma posso dire di aver da poco concluso la scrittura di una mia drammaturgia in cui alcuni personaggi della Roma del 600 attraversano la scena…non posso dire di più.
C’è qualcuno a cui devi dire grazie?
Vorrei ringraziare Antonio e Silvia per l’opportunità e la disponibilità che mi hanno dato. Grazie di cuore.
Alessia Coppola
