Abbiamo intervistato il noto attore Michele Caputo, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso artistico che ti ha portato a riconoscimenti sempre più importanti?
Lo racconterei come la storia di un ragazzo che ha sempre creduto nei sogni e chi li ha visti realizzare man mano che cresceva. partendo da uno spettacolo realizzato, quasi per scherzo al teatro Bruttini di Piazza Dante e nel giro di pochissimi mesi in onda a tele Garibaldi, che sarebbe diventata una trasmissione con numeri record, seppur visibile solo nel circuito regionale campano. Da lì in poi il Pippo Kennedy show e tante trasmissioni nazionali come Zelig e Colorado.
Sei fortemente radicato al tuo territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale? Essere napoletani é una marcia in più, in campo artistico?
Napoli in questo momento é al centro dell’attenzione e per il turismo e anche per la cultura tuttavia nel campo che mi riguarda ovvero la comicità è un po’ satura. non ci sono particolari fenomeni che emergono in questo momento anche dell’enorme “offerta” che c’è sui social. Essere napoletani non sempre è una marcia in più, dobbiamo faticare molto per dimostrare quello che valiamo, il napoletano funziona fino a quando deride la sua città, parla delle cose che non funzionano, eccetera; in questo modo vende di più, tra virgolette.
C’è qualcosa del tuo percorso artistico che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Rifarei tutto quello che ho fatto. Ma non sceglierei una compagna che fa parte del mio stesso ambito, nel mio caso è stato molto deleterio per la mia carriera.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
È stata un’esperienza assolutamente nuova, mi era sembrata azzardata ma poi ci ho pensato e devo dire che sono stato davvero entusiasta. Non ho provato imbarazzo perché forse essendo abituato a stare davanti al pubblico in qualche modo é come sentirsi nudi su un palco con tante persone che ti guardano. Col mio corpo credo di avere un bel rapporto, nel senso che per fortuna mi piace come sono; questa è un’ulteriore marcia in più perché amare sé stessi ti permette di amare anche più facilmente gli altri.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Tradizioni religiose e culturali conservatrici, un forte senso del pudore, e l’influenza dei media che spesso sessualizzano il nudo contribuiscono a mantenere un atteggiamento negativo. Inoltre la legislazione inadeguata e una carenza di educazione sessuale esasperano il problema, creando un contrasto tra le aree urbane più aperte e le realtà più tradizionali.
Sam Valenti

