Abbiamo intervistato Alessandro Calemme, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
Ciao a tutti, mi chiamo Alessandro.
Sono nato e cresciuto a Napoli, ma mi sono trasferito a Francoforte sul Meno a 28 anni per seguire il cuore e per perseguire migliori opportunità lavorative.
Qui in Germania ho lavorato per circa quattro anni come tester per la lingua italiana presso Nintendo, successivamente come supporto tecnico e, da due anni a questa parte, sono supervisore del supporto clienti presso una multinazionale Giapponese.
Ho iniziato la mia carriera di volontariato presso l’associazione i Ken Onlus di Napoli, in cui ho anche ricoperto il ruolo di vicepresidente e, da qualche anno, qui a Francoforte, nel tempo libero lavoro come barista presso lo Switchboard, un bar che fa parte del progetto ricreativo dell’Aids-Hilfe Frankfurt (associazione locale che si occupa di prevenzione, lotta e divulgazione informativa per HIV, AIDS e IST).
Inoltre ho una grandissima passione per l’arte Drag, specialmente quella italiana.
Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere italiano? Senti le radici territoriali?
L’essere italiano è stato fondamentale in quanto mi ha aiutato a trovare il mio primo lavoro qui in Germania.
In generale tutti i lavori che ho avuto da quando sono qui, hanno sempre avuto come requisito la lingua italiana; questo mi ha permesso di trovare una stabilità e di svilupparmi professionalmente acquisendo diverse competenze e imparando nuove lingue, tra cui il tedesco.
Durante i primi anni fuori dall’Italia ho avuto quasi un rifiuto per le mie radici, completamente inebriato da questa nuova vita così diversa, internazionale.
Ho smesso di guardare tv italiana, ascoltare musica italiana, e tornare a Napoli per più di una settimana, mi metteva sempre in uno stato di agitazione, quasi di insofferenza.
Con gli anni sono maturato e ho ritrovato il mio equilibrio. Ho iniziato a riappropriarmi della mia cultura, del mio splendido dialetto, della musica e della letteratura italiana.
Ammetto, però, che continuo a non guardare la TV italiana (tranne Drag Race Italia, che adoro e che in questo periodo è necessario a livello culturale).
Il mio futuro lo vedo decisamente in Italia, forse a Roma.
C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
No, credo che tutto ciò che ho fatto nella mia vita, sia servito a farmi diventare la persona che sono ora, sia a livello umano che professionale. Anche trasferirmi all’estero ha sicuramente ricoperto un ruolo fondamentale nella mia crescita.
Ammetto, però, che mi chiedo spesso come sarebbe stata la mia vita se non avessi dovuto abbandonare il mio paese e la mia famiglia a causa del precariato. Ecco, forse questa scelta è stata poco compresa da mia madre, che non avrebbe mai voluto farmi andare via, anche se, nel tempo, ha poi realizzato quanto la mia vita fosse più serena qui (a Francoforte).
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
L’esperienza è stata per me surreale. Ho conosciuto Antonio Mocciola quasi per caso ad un evento e mi ha parlato del suo progetto. Ho trovato l’idea affascinante e quando mi ha chiesto di posare, non ho esitato a farlo perché era una splendida opportunità per passare un messaggio forte e necessario.
Per molti anni della mia vita ho avuto un rapporto molto conflittuale con la nudità; sono cresciuto in una famiglia molto religiosa, in cui la nudità era qualcosa da nascondere e di cui non bisognava nemmeno parlare.
Crescendo, ho lavorato su me stesso, sull’accettazione del mio corpo, sul riappropriarmi della mia nudità e di vederla per quello che è: naturale.
Ho smesso di nascondermi in palestra quando facevo la doccia, ho avuto la mia prima esperienza di spiaggia naturista e ho capito che non c’era nulla di male in come sono, e nelle forme del mio corpo.
Durante lo shooting per il progetto Addosso, non ho avuto alcun imbarazzo; Antonio mi ha fatto sentire completamente a mio agio e ho compreso che, in quel momento, il mio corpo non era il messaggio, ma la tela che serviva a dare maggiore impatto ad un messaggio molto forte.
Antonio mi ha chiesto se desiderassi posare completamente o parzialmente nudo; non ho avuto esitazione e ho scelto il nudo frontale sia perché credo nel progetto e sia perché è stato, a livello personale, il completamento del mio percorso di accettazione.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Assolutamente sì. Purtroppo in Italia, complice anche la TV e la cultura estremamente religiosa, il nudo è ancora visto come qualcosa che è sempre, costantemente sessualizzato.
Certo, il nudo può anche essere sessuale, ma non esclusivamente.
In quanto tale, il nudo femminile è stato relegato esclusivamente ad oggetto di desiderio, anche a causa del porno (si pensi al fastidio che provoca ad alcuni vedere una donna che allatta al seno in pubblico, oppure alla censura coatta del capezzolo femminile ma non di quello maschile); mentre il nudo maschile è stato etichettato come qualcosa di spiacevole, che va nascosto, qualcosa di “brutto”, degno di essere celebrato solo nell’arte classica.
Nei film italiani, specialmente negli anni 80, l’uomo era mostrato nudo solo in momenti di scherno e di imbarazzo.
Spero che la gente, un giorno, si renda conto che il nudo non è sporco, fonte di vergogna, o “peccaminoso”.
Per citare le parole di RuPaul, una drag queen di fama mondiale: “We’re all born naked and the rest is drag” ovvero “Tutti nasciamo nudi, il resto è drag (un travestimento)”.
Sam Valenti

