Melissa Di Genova, come Eva in “Addosso”
“Il corpo nudo esperisce la vita

Abbiamo intervistato l’attrice Melissa Di Genova, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nuda (assieme ad Antonio Piccolo, come moderni Adamo ed Eva) davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?

Avevo quattro anni quando sono salita per la prima volta su un palcoscenico. Ero una bambina irrequieta e vitale, e mia madre pensò bene di iscrivermi ad una scuola di danza, che è stata custode dei miei primi diciotto anni più di qualunque aula scolastica o camera da letto di adolescente. Da allora, la sala prove, il palco, il lavoro su me stessa e con gli altri, sono diventati la dimensione di una percezione altra, uno spazio sonoro, fisico, visivo. L’incontro con il Teatro ha reso questa dimensione la mia casa, rifugio e  fonte costante di ispirazione. E come ogni casa – quella che davvero lo è – necessita di cure, di essere conosciuta, vissuta, arricchita.

Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletana?

Io sono di Montella,  un paese incastonato nelle montagne irpine, in provincia di Avellino. La mia è una terra in cui si viene forgiati dalla potenza di una natura che non si piega e dalla certezza di essere piccola cosa nel mondo.

L’incontro con Napoli ha aggiunto alla tavolozza delle mie esperienze i colori brillanti e intensi. Adoro Napoli perché, artisticamente e umanamente, è una città, un mondo che ti chiede continuamente di vivere nel presente.

E’ davvero una sirena ammaliatrice che, a volte, può tirarti giù negli abissi, continuando a sussurrarti parole dolci nelle orecchie.

Grazie a Napoli ho scoperto qualcosa dentro di me, umanamente e artisticamente, che sentivo, ma non aveva trovato ancora il suo luogo per esprimersi.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

 No, non rinnego nulla. Anche le esperienze più dure hanno aperto una finestra che aspettava di essere aperta.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nuda per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

E’ stato un grande piacere far parte del gruppo di artisti che hanno posato per il libro “Addosso”.

Io mi sono divertita molto. Non era la prima volta che posavo nuda, perché anni prima, quando vivevo a Roma, una cara amica pittrice volle ritrarmi per alcuni suoi lavori. Anche all’epoca, ho affrontato questa esperienza, come tutte le mie esperienze professionali, con profonda convinzione. Quando non ho partecipato a richieste professionali di nudo è stato perché non mi era chiara la funzionalità della nudità in quel progetto.

Non ho provato imbarazzo perché ho sempre pensato che il corpo, quello di ognuno, è una delle cose più affascinanti, belle e misteriose con cui si manifesta la nostra presenza nel mondo. E’ la materia attraverso la quale possiamo esprimere tangibilmente ciò che sentiamo.

Per me, questo è un aspetto molto importante della vita, sia da un punto di vista professionale – vengo dalla danza, sono un’attrice, il mio corpo è il mio dono più grande – sia da un punto di vista privato: il mio corpo esperisce la vita, l’amore, il sesso, il tempo, lo spazio ed io con lui. Cerco di curarlo, tutelarlo. Quando non l’ho fatto, ho sofferto molto. Ci ho messo molto tempo per perdonare me stessa per questa mancanza.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo? 

Penso ci sia un problema di “accettazione” in generale perché il conformismo ha sempre più seguaci. Rispetto alla nudità, io appartengo alla schiera dei romantici, alla filosofia romantica dell’Ottocento: il corpo nudo è un modo per incanalare la spiritualità rituale.

Sam Valenti

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