Marco Gremito, emblema delle Vittime di Dio
“Il mio corpo nudo ha rappresentato il dolore di tutti gli eretici”

Come ti presenteresti ai nostri lettori che non ti conoscessero?

Sono un attore e autore per la TV, ma in generale mi piace spaziare nel mondo dello spettacolo. Amo mettermi alla prova in ambiti diversi, e qualche anno fa ho dato vita alla Billwiller Production & Service, una realtà che si occupa di cinema e audiovisivo. Cerco sempre nuove storie da raccontare e modi creativi per farlo.

 

Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
La libertà d’espressione dovrebbe essere un valore imprescindibile, soprattutto in un paese democratico. L’arte, in particolare, ha il compito di scuotere, porre domande e stimolare riflessioni, anche quando scomode. Se un’opera divide, significa che ha toccato un nervo scoperto, e questo per me è un segnale di vitalità culturale. Certo, c’è ancora chi reagisce con indignazione o cerca di mettere paletti, ma credo che il dibattito sia fondamentale: l’importante è che ci sia confronto e non censura.
Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
Il peso del Vaticano nella politica italiana è sicuramente cambiato rispetto al passato, ma la sua influenza esiste ancora, soprattutto su alcuni temi etici e sociali. L’Italia ha una storia profondamente legata alla Chiesa, quindi non mi sorprende che certe dinamiche siano dure a morire. Detto questo, siamo nel 2025 e un paese europeo dovrebbe poter prendere decisioni politiche in modo autonomo, senza pressioni esterne. L’importante è che il dibattito rimanga aperto e che le scelte vengano fatte nell’interesse di tutti, non solo di una parte.
Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?
È stata un’esperienza forte, ma non direi imbarazzante. Quando fai un lavoro come il mio, il corpo diventa uno strumento espressivo, quindi non ho vissuto la nudità come qualcosa di scandaloso. Certo, all’inizio c’era un minimo di tensione, ma poi è scattata una sorta di distacco: non ero ‘io’ nudo, ma un corpo che raccontava una storia. Narcisismo? No, piuttosto consapevolezza. Il corpo è qualcosa con cui dobbiamo convivere ogni giorno, tanto vale farci pace e usarlo per comunicare qualcosa di più grande.
Antonio Mocciola ha scelto te come immagine ufficiale della locandina per la mostra all’Accademia. Che effetto ti ha fatto rappresentare l’intero allestimento?
È stato un onore essere scelto da Antonio Mocciola come immagine ufficiale della locandina. Quando una persona del suo calibro ti chiede di rappresentare un intero allestimento, è una grande responsabilità, ma anche una soddisfazione. È una forma di riconoscimento per il lavoro che faccio e, allo stesso tempo, una sfida. Rappresentare l’intero allestimento significa essere parte di un discorso più grande, e questo mi ha fatto sentire ancora più coinvolto nel progetto.
Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Penso che il nudo artistico, quando è trattato con rispetto e consapevolezza, possa essere un mezzo potentissimo per esprimere emozioni, storie e concetti. Il corpo umano è uno degli strumenti di comunicazione più diretti, ed è un peccato che spesso venga ridotto a qualcosa di superficiale o sensazionalistico. Nell’arte, il nudo può essere usato per parlare della vulnerabilità, della forza, della bellezza e dell’umanità in un modo che nessun altro mezzo riesce a fare. Personalmente, credo che la fotografia e il cinema siano forme molto potenti, perché riescono a fermare un momento e a caricarlo di significato. Ma anche nel teatro, quando il corpo diventa parte integrante della narrazione, il nudo può avere un impatto molto forte.
Pensi di ripetere l’esperienza, magari in altre situazioni (cinema o teatro, o magari altri progetti fotografici)?
Sì, sicuramente non chiudo la porta a esperienze simili in futuro. Ogni volta che il corpo viene usato come strumento di espressione, sia nel cinema, nel teatro o nella fotografia, c’è sempre un’opportunità di raccontare qualcosa di nuovo. Il nudo, se trattato con rispetto e significato, può essere molto potente, e se dovesse esserci un progetto che sento particolarmente stimolante o che possa aggiungere qualcosa al mio percorso, non escludo di ripetere l’esperienza.
Sam Valenti
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