Massimo Cicala, modello per gioco e passione
“Nudo per cause che sento mie”

Abbiamo intervistato l’architetto e artista Massimo Cicala, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili, e successivamente per il progetto “Le vittime di Dio”, con foto di Carlo Porrini. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

 

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale di architetto?

Mi racconterei semplicemente dicendo che l’architettura è solo una delle varie passioni che ho. L’arte, la letteratura, la musica, la fotografia, l’architettura appartengono ad un solo mondo e il risultato non è altro che la sintesi di tutto. Rielaboro attraverso i miei segni ciò che ho letto, ciò che ho guardato e vissuto e ogni progetto diventa la sommatoria delle mie esperienze. L’architettura, quindi, non è solo costruzione: è un modo di vivere, un modo di vedere il mondo che ci circonda.

 

Quanto ha inciso nella tua creatività l’essere napoletano?

Possiamo raccontarci quello che vogliamo, amare o odiare questa città conta poco…noi siamo il frutto di tanti condizionamenti, familiari, sociali e appunto anche ambientali. L’ambiente gioca un ruolo fondamentale nella formazione della nostra identità e delle nostre esperienze. Le città in cui cresciamo, le culture che ci circondano, le relazioni che intrecciamo: tutto contribuisce a plasmare il nostro modo di pensare e di agire.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Ho un solo grande rammarico, quello di essermi dedicato all’arte visiva con molto ritardo, accantonandola a un semplice e mero intimo sfogo personale. Negli ultimi anni ho avvertito la necessità di dare una direzione diversa alla mia vita e con determinazione e caparbietà, ho deciso che l’arte visiva meritava un ruolo più significativo nel mio quotidiano. Dal 2020, questo cambiamento si è concretizzato con l’incontro artistico e professionale di Marco Adinolfi; la mia passione per l’arte si è affiancata a quella per l’architettura, diventando così un’attività a tempo pieno. Insieme, abbiamo dato vita ad un progetto a quattro mani “VERSO” che ha avuto nel tempo un ottimo riscontro sia di pubblico che di critica. Attualmente abbiamo l’onore di essere presenti a una collettiva in una galleria di Los Angeles e questo traguardo rappresenta un riconoscimento del nostro lavoro ed anche la possibilità di poter estendere il nostro pensiero ad un pubblico più vasto.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà, ed anche per il progetto “Le vittime di Dio”, con foto di Carlo Porrini. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Domanda complessa. Sono sempre stato attratto dalla possibilità di esplorare nuove idee, soprattutto quando queste sono sostenute a mio avviso da intelligenti verità.  Queste le motivazioni che mi hanno indotto, alla proposta di Antonio Mocciola di partecipare al progetto, di accettare senza riserbo.

La possibilità di poter sostenere una giusta idea mi è bastata a superare un imbarazzo iniziale, dovuto alla mia mancanza di esperienza nel posare davanti ad un obiettivo fotografico, oltretutto nudo (sorrido).

Il Rapporto che ho con il mio corpo? Normalissimo. Non ho mai dato al mio aspetto fisico priorità rispetto ad altre mie caratteristiche.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 

Oggi l’Italia versa in una condizione medioevale di pensiero e, non solo l’Italia da quello che quotidianamente recepiamo dal mondo. Non abbiamo più la capacità di confrontarci con l’altro, di accogliere l’altro e considerare la diversità come stimolo alla nostra crescita.

Abbiamo mutato il nostro sguardo sul mondo, l’uomo non più parte della natura ma al di sopra di essa, dove profitto, interessi, immortalità creano un nuovo significato di mondo, umanità e normalità. La verità viene modellata allo scopo di preservarci dalla tragedia e dall’angoscia e questa convenzione stabilita è divenuta nel tempo la sola verità morale e razionale da rispettare. Tutto questo potrà garantire sopravvivenza e salvezza?- (da un mio scritto su un progetto artistico).

Sam Valenti

 

Share the Post:

Leggi anche