Carmine Borrino, nudo per un giorno
“Posare non mi imbarazza, rivedermi si!”

E’ uno dei più interessanti e intelligenti artisti del panorama campano, che lasciò la sua impronta con una iconica foto “pasoliniana” in un libro fotografico di Antonio Mocciola. Abbiamo intervistato l’attore Carmine Borrino, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un progetto fotografico, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso artistico che ti ha portato da attore a operatore culturale ad ampio raggio?

lo racconterei a puntate, perché è una storia lunga e bella, almeno per me. C’è l’inizio, la formazione, la professione, la ricerca, gli incontri coi maestri, coi colleghi, le delusioni, le gioie … insomma se mi guardo indietro sono già passati più di trent’anni.

Ma facciamola breve, sono tempi di sintesi.

Comincio come attore- bambino per uno spettacolo importante diretto e interpretato da Carlo Giuffrè; inizio a studiare la musica e a 14 anni entro in conservatorio e mi diplomo in chitarra classica; contemporaneamente frequento il liceo artistico e poi l’Accademia delle Belle Arti e mi laureo in regia. Tra un esame e l’altro vengo scritturato come attore in spettacoli come: C’era una volta scugnizzi di Claudio Mattone e Gino Landi, Filumena Marturano con Lina Sastri e Luca De Filippo per la regia di Francesco Rosi, Compagnia Totò con Francesco Paolantoni scritto e diretto da Giancarlo Sepe.

Tra una tournée e l’altra comincio a sperimentare la mia scrittura e metto in scena Antica Babilonia (premio Andrea Camilleri) e la trilogia della sceneggiata con IntercityPlus, Core spezzato, Cantami o diva (pubblicati da Veltrtend editore). Nel mezzo belle partecipazioni nel cinema come la Kriptonite nella borsa di Ivan Cotroneo, Giuseppe Moscati con Beppe Fiorello e la regia di Giacomo Campiotti, ma anche le due miniserie di Riccardo Milani, Cefalonia e Assunta Spina.

Poi gli spettacoli con lo stabile In memoria di una signora amica per la messa in scena di Francesco Saponaro, Circo equestre Sgueglia per la regia di Alfredo Arias, Dalla parte di Zeno di Valeria Parrella e la regia di Andrea Renzi, ‘o tuono ‘e marzo di Scarpetta diretto da Massimo Luconi e poi mi viene in mente anche un piccolo ma intenso spettacolo come il Mondo deve sapere di Michela Murgia per la regia di David Emmer e per finire Lettere a Lucilio uno spettacolo di Emuntias Nekrosius per lo stabile del Veneto.

Ci sarebbe ancora tanto da dire: le collaborazioni alla scrittura, il rapporto intenso con alcuni maestri, la mia ultima pubblicazione della trilogia sul problema della casa che contiene un testo vincitore del premio Annibale Ruccello per la nuova drammaturgia, la lotta sindacale per il riconoscimento giuridico degli attori durante il periodo covid, l’apertura del Teatro San Luca a Pozzuoli che mi sta dando grandissime soddisfazioni e la partecipazione con un bellissimo ruolo nel primo film di Fortunato Cerlino.

 

Sei fortemente radicato al territorio, Pozzuoli in primis. A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale?

Dipende da cosa vogliamo intendere col termine Culturale. Io vedo un grande Sistema Economico che genera tanti piccoli sistemi di generi, che si ripercuotono dentro ogni piccolo sistema psico-emozionale che alimenta l’addormentamento delle persone assuefatte ormai nella propria frenesia del consumo di tutto. E la cultura si trasforma così da proposta visionaria a polpetta avvelenata. Questo nel mondo ovviamente come in città.

C’è qualcosa del tuo percorso artistico che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Oggi ti dico che rifarei tutto, perché tutto è sempre giusto; quello che ci accade intendo dire. La vita è l’arte dell’incontro e l’arte è vita. Quindi mi va bene anche se qualcosa mi ha imbarazzato o l’ho vissuta male, ma è servito certamente a farmi trovare la strada. Come le incomprensioni del resto … si ci sono state come per esempio la mia trilogia sulla casa… ma va bene così … per fortuna ho avuto dei veri maestri di libertà come Antonio capuano, Michele del Grosso, Marianna Troise, Tonino Taiuti e Marco Guzzi che mi hanno fatto fare le ossa e in questi tempi di tempesta ho ancora il timone tra le mani.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Mi sono divertito molto, e poi Antonio Mocciola è un amico e soprattutto una delle persone più divertenti che conosca, e l’ho fatto con lo spirito di chi sorridendo fa cose serie. Imbarazzo … farlo no, vedermi forse. Ho sempre avuto un buon rapporto col mio corpo, ultimamente meno però … gli anni avanzano e il corpo cambia e bisogna accettarlo … su questo ci sto lavorando.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 

C’è ma ipocritamente. Alla fine siamo una società dello spettacolo, anche e soprattutto pornografico. Quindi come canterebbe Angela Luce: ipocrisia.

Sam Valenti

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