Massimo Bussi nudo ne “Le vittime di Dio”
“Certa politica é più cattolica del Vaticano”

Abbiamo intervistato Massimo Bussi, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”, per l’obiettivo di Gian Paolo Bocchetti. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come ti presenteresti ai lettori che non ti conoscessero? 

Mi chiamo Massimo Bussi, sono un insegnante di recitazione, fotografo e videomaker, scrittore e sceneggiatore di Torino. In passato ho avuto ruoli da attore in un paio di spot, spettacoli (in teatro e dal vivo) ma la mia passione più grande è guidare gli attori nella loro performance, stando dietro la camera.

Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?

Credo che in ogni epoca la libertà d’espressione sia chiamata a difendersi da chi vuole ridefinirla o direttamente reprimerla in base alla propria visione del mondo. Oggi, nel dibattito estremamente polarizzato su qualsiasi tema, trovo che si cerchi sempre di limitare la libertà d’espressione dell’avversario di turno, in ogni ambito, compreso quello artistico culturale, e paradossalmente viene utilizzata come arma la propria libertà, quasi a dire che esprimersi sia sempre a danno di qualcuno. Prendendo ad esempio il caso del lavoro di Antonio Mocciola, io personalmente non ho trovato un attacco verso qualcuno quanto piuttosto un gesto d’amore verso tutti quei corpi inermi che al tempo cercarono a loro modo di esprimere la propria libertà. Quindi un gesto d’affetto e amore nei confronti della libertà d’espressione stessa, in senso lato, attraverso l’arte come mezzo per esplorare e celebrare la libertà, al di sopra delle divisioni.

Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?

Il Vaticano continua ad essere una presenza evidente nel nostro Paese, su questo credo ci sia poco da dire. Quello che mi sembra, diciamo, interessante è quanto il Vaticano sia usato da quasi tutto l’arco parlamentare come modello di riferimento, citato a convenienza da molti quando viene espressa un’opinione, da Papi, vescovi e cardinali, che possa conciliarsi con la propria. Questo lo trovo abbastanza assurdo nel 2025, compreso il fatto che ci siano correnti politiche che cercano di essere “più cattoliche del Vaticano”.

Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?

Sì, è stata un’esperienza inusuale e anche l’unica che abbia vissuto. Non saprei che dire per rispondere pienamente alla domanda, quello che mi viene spontaneo è che mi sono trovato assolutamente a mio agio, soprattutto grazie alla professionalità di chi stava lavorando con me: è stato un bel momento di dialogo, arte e creatività.

Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?

Con Antonio ho avuto la mia unica esperienza di fronte alla camera, in passato invece ho scattato foto di nudo. La prima cosa che mi viene in mente è che con un comportamento corretto da entrambe le parti in gioco, con il nudo ci si possa mettere a proprio agio molto più rapidamente e svuotati di preconcetti che con altre forme. Per quanto riguarda la resa, il nudo artistico ha un potere straordinario di interazione fra spettatori e artisti, crea una comunicazione emotiva e intellettuale più diretta e libera da filtri. Non credo ci sia un mezzo più potente di un altro, nel momento in cui chi lavora col nudo artistico lo fa con onestà intellettuale e artistica qualsiasi forma è potente fra una fotografia, un quadro, un film o su un palco.

Pensi di ripetere l’esperienza, magari in altre situazioni (cinema o teatro, o magari altri progetti fotografici)?

Al momento non credo di ripetere un’esperienza simile perché ora come ora non è fra i miei interessi, mi rimane comunque un ricordo più che positivo dell’esperienza che ho avuto con Antonio Mocciola.

Sam Valenti

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