Abbiamo intervistato Ettore Farrattini, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come ti presenteresti ai lettori che non ti conoscessero? Quali opere letterarie stai preparando in questo momento?
Mi chiamo Ettore Farrattini Pojani, sono scrittore di romanzi e di recensioni teatrali. Scrivo per la pagina italiana del sito americano Brodawyworld.com con cui collaboro da ormai 7 anni. Oltre a recensioni di spettacoli, ho pubblicato molte interviste a personaggi della scena teatrale e svariati articoli soprattutto riguardo al mondo del musical di cui sono un profondo conoscitore. Ho pubblicato sino ad ora tre romanzi. Il primo intitolato “Nisa, una donna la sua guerra” è ora in fase di rielaborazione. Il secondo “Le nove vite di Tito d’Amelia” è un romanzo tra il fantasy e lo storico in cui ripercorro i 32 secoli di storia della mia città umbra di Amelia attraverso le nove reincarnazioni di un gatto. In uno spazio temporale che va dall’età del bronzo e fino al futuro, questo gatto torna nelle sue nove vite per aiutare e abbellire la sua città di cui è stato dichiarato protettore da una profezia. Questo romanzo ha ottenuto 7 riconoscimenti in altrettanti concorsi letterari. Recentemente è stato tradotto in inglese ed è ora disponibile in tutto il mondo anglosassone con il titolo “The Nine Lives Of Tito D’Amelia”. Il mio terzo romanzo si intitola “Jago e il cardinale”. È più propriamente un romanzo storico che ripercorre in versione romanzata la vita del Cardinale Bartolomeo III Farrattini vissuto nella seconda metà del 1500 e che ha dato il nome a Via Frattina, una delle vie più famose della capitale. Ambientato nel pieno delle attività per la costruzione della basilica di San Pietro a Roma, lui ne era prefetto e curatore di cancelleria. Anche questo romanzo ha ottenuto per ora 8 riconoscimenti in altrettanti concorsi letterari. Al momento sto lavorando alla traduzione in inglese di questo terzo romanzo e a quella in francese del secondo.
Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
Sono molto preoccupato per le limitazioni alla libertà di stampa e di espressione che sempre più si stanno verificando non solo in Italia ma in molti altri paesi. La sensazione che tutte le conquiste fatte nella seconda metà del secolo scorso siano minacciate è una sensazione agghiacciante. Stiamo vivendo un periodo di bigottismo veramente eccessivo. Le cosiddette “minoranze”, un termine che detesto, sono sotto attacco da parte di certa gente che per ignoranza si crede minacciata dalla unicità di individui che vogliono semplicemente affermare la libertà di essere sé stessi. Il vero nemico non è la cosiddetta “diversità” ma l’ignoranza che sta prendendo piede nelle nostre società. Con le sempre più frequenti politiche basate sulla ripetuta affermazione di false verità, certi personaggi fanno presa proprio su quella porzione di popolazione che sguazza in una ignoranza veramente crassa. In Italia non si legge, siamo uno dei paesi con la più bassa percentuale di libri letti in un anno in Europa. La scuola è limitata in tutti gli aspetti di insegnamento sino ad ora più liberi. La stampa è sempre più controllata dalla politica e quindi non attendibile. Oggi la maggior parte delle persone legge un titolo ma non il contenuto. Un titolo “a sensazione” influisce più dell’articolo stesso che spesso non corrisponde a quella spettacolarità. Ed è così che si crea divisione, antagonismo, caccia alle streghe. Sembra di essere tornati indietro di 100 anni.
Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
Non seguo molto la politica di oggi, ne sono disgustato dall’avvento di Berlusconi in poi. Ho 65 anni e sono cresciuto osservando uomini politici della statura di Spadolini, Berlinguer, Moro, Pertini, La Malfa, Almirante, tutti uomini di una cultura e di una statura intellettuale che oggi non esiste più. La politica era una missione, oggi è una professione. Non mi riconosco in nessuno degli esponenti politici di oggi. Non rinuncio mai al mio diritto di votare ma ogni volta mi è difficile poter essere veramente soddisfatto di apporre quella crocetta come facevo anni addietro. Credo tuttavia che la Chiesa abbia ancora una pesantissima influenza sulla politica italiana. Ho studiato la politica vaticana nelle approfondite ricerche effettuate per i miei romanzi ambientati in varie epoche della nostra storia moderna e non credo il Vaticano abbia mai diminuito la sua ingerenza, ora come allora. Non credo tuttavia riusciremo mai ad averne prove evidenti.
Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?
Quando mi è stato timidamente chiesto se lo avrei fatto, forse non ci si aspettava da me una immediata risposta affermativa. Non sono molto a mio agio davanti ad una camera che sia fotografica o da presa. Non sono molto spontaneo quando sono osservato e devo recitare un ruolo. Non è il mio campo. Ho più forse voluto mettermi alla prova e vedere se potevo farlo più per me stesso che per chi era di fronte a me. Quindi no, decisamente non per narcisismo. Il set era comunque molto discreto, solo l’ideatore e la fotografa e non c’è stato imbarazzo.
Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Il nostro corpo è l’espressione esterna di cosa siamo all’interno. Se ce ne vergogniamo vuol dire che non siamo sereni con noi stessi. Siamo tutti uguali, abbiamo tutti due occhi, due gambe, due braccia, perché vergognarsene. C’è del bello in ognuno di noi che si abbia un corpo statuario oppure no. Il nudo poi ha sempre ispirato artisti in tutte le epoche e in tutte le arti. È vita, è natura, è bellezza. Sono convinto però che nell’arte il nudo deve avere uno scopo, deve avere senso. Il nudo in teatro, in un film, in un’opera deve servire l’opera stessa e avere un significato al suo interno altrimenti diventa voyeurismo e non è più arte. Inserire un nudo solo perché si vuole attirare un certo tipo di pubblico senza che questo abbia un senso intrinseco con l’opera, diviene banale e quindi superfluo.
Pensi di ripetere l’esperienza, magari in altre situazioni (cinema o teatro, o magari altri progetti fotografici)?
Se mi venisse richiesto, perché no. Anche se il mio settore artistico è più da spettatore e da scrittore. Ho sicuramente più possibilità di osservare che di essere osservato.
Sam Valenti

